Cronaca

Ad Ascoli impossibile un terremoto come a L'Aquila

09 Aprile 2009

«Anche in presenza di un sisma fortissimo nella zona interna, al massimo solo qualche crepa»

Marco Vannozzi

09 Aprile 2009 15:43

Lo dichiara il professor Emanuele Tondi, geologo ascolano, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra, Facoltà di Scienze e Tecnologie dell'Università degli Studi di Camerino. Il professor Tondi è uno dei maggiori esperti di sismologia in Italia, profondo conoscitore di terremoti dell’Appennino centro-meridionale.
Professore, gli ascolani sono terrorizzati dal terremoto in Abruzzo. È possibile che si possa verificare una situazione simile anche qui?
«Come non è possibile prevedere terremoti, è anche impossibile dire che un sisma non possa verificarsi. Però, sulla base dei dati tecnico-scientifici e storici, si può escludere al 100% un terremoto con ipocentro Ascoli Piceno che sia anche lontanamente paragonabile a quello aquilano. Nel capoluogo ascolano non ci sono grandi faglie. Senza grande faglia, non c’è forte terremoto. Anche un sisma con magnitudo 4 della scala Richter è altamente improbabile nella zona di Ascoli».
Ascoli però è inserita al secondo posto tra le zone sismiche.
«La zona è classificata in questo modo per la vicinanza ad aree critiche. I terremoti più forti, che possono creare seri danni, si verificano solo nelle zone assiali dell’Appennino, quindi lungo la catena appenninica. Ad Ascoli si risentono in particolare i terremoti che avvengono altrove».
Qual è la zona sismica più vicina ad Ascoli?
«L’area con la presenza di faglie più vicina al capoluogo piceno è la zona che da Amatrice risale a nord fino a Castelluccio, quindi a 50-60 km di distanza».
Nel malaugurato caso in cui un grave sisma colpisse queste zone, quali sarebbero le conseguenze ad Ascoli?
«Anche in presenza di un terremoto fortissimo nella zona interna, al massimo ci sarebbero solo danni secondari; nel caso peggiore, solo qualche danneggiamento, qualche crepa negli edifici più vulnerabili e molto spavento. I crolli avvengono solo nelle aree epicentrali. Una situazione come quella a L’Aquila è assolutamente impossibile. Non c’è nessun motivo di essere preoccupati».
Secondo lei, quando potranno finire questi terremoti?
«È difficile dirlo. Le scosse potrebbero finire nel giro di qualche settimana, ma se si dovessero attivare altre faglie, ci sarebbero altri terremoti, per altri mesi. Di faglie ce ne sono tante, nel 1997 dopo il sisma che colpì Colfiorito, a distanza di mesi ci fu un altro terremoto a Gualdo Tadino. E si tornò daccapo».

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