Satira

Ciao Darwin e l'Anguillonte

10 Aprile 2010

Forgiata dall'evoluzionismo di Luciano Darwin una nuova specie

Gaetano Amici

10 Aprile 2010 12:29

«Ah no, stavolta non mi incastrate voi della televisione, facce da iene – risponde Luciano Darwin – ho scoperto l'uomo giovane che può fare il segretario provinciale del Pd piceno saltando gli steccati: Paolo D'Erasmo».
Eccolaaaaa: un nuovo “Sergej Bubka” è pronto con la sua asta a superare il record del mondo del nepotismo politico. Visto che roba l'evoluzionismo.
Se non ci fosse stato Luciano Darwin Agostini, con il suo patron Bersani, il Pd non si sarebbe evoluto nella Democrazia Cristiana.
Ci sono stati passaggi drammatici, roba da scomparsa delle specie come per i mammuth. Mentre per quella razza gli eredi sarebbero gli elefanti, l'evoluzione della politica italiana è divenuta elefantiaca.
Quella picena è rimasta a metà tra l'anguilla (è provvista di due paia di narici mentre gli occhi sono posizionati in modo retrocesso rispetto alla bocca; la fenditura branchiale si trova davanti l’inserzione delle pinne pettorali, insomma va a naso, ma bontà sua riesce a respirare fuori dall'acqua per molto tempo.
Qualche esemplare è riuscito a perdere Provincia e Comune, restare segretario provinciale e da segretario nominarsi candidato alle regionali) e il camaleonte: l'Anguillonte.
Una creatura che sa sgusciare tra errori mastodontici, complici segretari di circolo che pensano di essere degli pterodattili, in realtà  sono più simili alle amebe.
L'anguillonte per dissimulare la sua vera indole cangia di colore a seconda della stagione politica.
E Luciano Darwin, forte della sua scienza, plasma l'evoluzione di questa specie a suo gusto e piacimento, anche se spesso non riesce a mimetizzarsi nella sua azione alchemica per un'ammorbante atmosfera di fritto che lo circonda e che ne rivela l'incedere.
L'anguillonte è anche un abile giocatore alla roulette: riesce infatti a puntare su due nomi o numeri contemporaneamente in tavoli diversi, poi su un terzo tavolo, quello che conta, fa la puntata delle cento pistole per assicurarsi la vittoria finale e sbancare il casinò.
Solo che ultimamente il gioco a rimpiattino gli sta funzionando meno e le sue abili manovre lasciano tracce indelebili. Ora il gioco vede il tavolo regionale e quello provinciale. Il gruppo degli anguillonti è in piena bagarre per accaparrarsi il bottino, ma la loro rincorsa sembra resa vana dai vapori oleosi lasciati nell'atmosfera dal fritto, ancorché misto, che ricadono sul porfido e sulla ceramica dei pavimenti, imbrunisce il colore dell'asfalto e stagna le polveri delle strade bianche, rende viscide tutte le superfici e fa cadere giù dai tavoli i gomiti, rendendo la dialettica difficoltosa per l'improvviso sbattere dei menti, forse anche delle menti, sui tavoli sgrugnati da tali prassi, per repentina mancanza d'appoggio.


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