Scienza e Tecnologia

Sindone, l'indagine continua

16 Aprile 2014

Un recente studio del Politecnico di Torino ci spiega come si formò. L’esame condotto con le più recenti tecnologie potrebbe confermare o escludere la teoria della radiazione

Giancarlo Cocco

16 Aprile 2014 23:48

I riti della Pasqua stanno calamitando in tante città italiane e nel mondo milioni di fedeli che seguiranno le rievocazioni storiche della Passione di Cristo.
I tre vangeli di Matteo Marco e Luca composti tra il 60 e l’80 circa,ricordano che il Cristo era stato sepolto “dentro una sindone di lino,un telo abbastanza capiente da poterci avvolgere la salma”.
Il Vangelo di Giovanni dedica ai lini funebri di Gesù, una attenzione maggiore degli altri e narra che:”…più tardi alcune donne andate per farvi il lamento consueto la trovarono vuota….arrivò anche Simone Pietro ed entrò nel sepolcro;vide le bende che giacevano distese ed il sudario che era sopra il capo,esso non stava assieme alle bende ma a parte ripiegato in un angolo…”.
Sulla Sindone sono stati scritti fiumi di inchiostro.
Nel Medioevo si capì che quell’individuo era rimasto dentro la Sindone solo per un tempo preciso non più di tre o quattro giorni, infatti l’impronta si era creata prima che si sciogliesse il rigor mortis, prima che cominciasse la naturale dissoluzione delle carni.
Ma come si è formato il segno del corpo del suppliziato sul lino ?.
Un recente studio del Politecnico di Torino ci spiega come si formò. Secondo il gruppo di ricercatori le onde di pressione ad alta frequenza di un terremoto di magnitudo 8,2 della scala Richter, avvenuto nel 33 d.C., avrebbero liberato particelle di neutroni dal pietrisco, questi reagendo con i nuclei di azoto delle fibre di lino nel quale era avvolto il corpo, avrebbero poi impresso l’immagine del corpo sul telo.
Una combinazione inaspettata che avrebbe anche aumentato il livello di radiocarbonio nel tessuto, confondendo successivamente il test condotto nel 1988 dall’Università di Oxford che fissò l’origine del telo al periodo medievale.
Gli studiosi del Politecnico hanno accertato che nel 33 d.C un sisma di media intensità sconvolse la città di Gerusalemme distruggendo l’antica città di Nisaea, il porto di Megara localizzato ad ovest dell’istmo di Corinto. Di questo disastroso terremoto si ha notizia anche da parte di uno storico greco di nome Thallos, vissuto a Roma nella prima metà del primo secolo dopo Cristo. Egli ha lasciato menzione di alcuni avvenimenti accaduti proprio nel giorno della morte di Gesù Nazzareno, e cioè l’oscurarsi del cielo e di un devastante terremoto.
Lo scritto dello storico Thallos purtroppo è andato perduto ma ne è rimasta traccia nella Cronografia di Sesto Giulio Africano, un palestinese divenuto cristiano che morì a Nicopolis intorno al 240 d.C., il quale lasciò scritto: "la più terribile oscurità si abbattè sulla terra, le rocce furono catapultate da un forte terremoto e molti Giudei e di terre vicine morirono”. Thallos parla anche di oscuramento come di una eclisse di sole nel terzo libro delle sue Historiae,…."come può accadere però che una eclisse possa avvenire quando la luna è diametralmente opposta al sole ?”
Anche Matteo ne parla: “nel momento della morte del Cristo vi fu un forte terremoto…ed il centurione disse –veramente costui era il Figlio di Dio”. E c’è poi la narrazione di Giuseppe d’Arimatea che lasciò scritto “….e si fece buio su tutta la terra ed avvenne un grande terremoto che abbattè le mura del tempio di Salomone”.
Il Vaticano non si è mai espresso sulla autenticità dell’enigmatica immagine impressa sulla Sindone, un telo di lino di colore giallo ocra lungo oltre quattro metri. Il Presidente della Resurrection Shroud Foundation ha lanciato una petizione a Papa Francesco, affinché consenta l’analisi molecolare di un lembo del tessuto conservato nel Duomo di Torino.
L’esame condotto con le più recenti tecnologie potrebbe confermare o escludere la teoria della radiazione. Secondo notizie non ancora confermate, l’ostensione della Sindone potrebbe avvenire nel prossimo anno.



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