Lavoro

Prysmian vuole ricollocare gli operai in altri stabilimenti

09 Aprile 2015

Monica Acciarri: ' il Governo non può disconoscere diritti che altri territori nelle stesse nostre condizioni hanno avuto. Il Piceno deve essere riconosciuta come area depressa'

Gaetano Amici

09 Aprile 2015 22:24

Ascoli - C'è un'ipocrisia di fondo, un gioco al rimpiattino, all'interno dei tavoli di negoziazione delle vertenze presso il ministero dello Sviluppo economico.
Li la politica, il sindacato e gli operai pensano di essere paritari nei confronti dell'azienda che ha preso la decisione di chiudere.


Parliamo ora della Prysmian che è l'ultimo degli esempi. Sulla Piceno Aprutina, al Presidio, si passa una Pasqua fredda ma piena di speranze per quell'incontro, il secondo, programmato per il 13 aprile a Roma.


La Regione Marche con l'assessore Marco Luchetti, ha la proposta che sembrerebbe ricucire lo strappo dei licenziamenti, della chiusura dell'azienda dei cavi: far confluire preso la fabbrica ascolana percentuali di lavorazioni dagli altri stabilimenti.
Se ci pensate un'idea che secondo il buon senso e la visione da padre di famiglia metterebbe tutti in pace.



Solo che non si sono fatti i conti con l'Ad Valerio Battista, l'ingegnere meccanico che ha fatto grande la Prysmian e l'ha portata a guadagnare in borsa nell'ultimo periodo il 2,7% in più. La sua logica l'ha scaraventata in tutta la sua freddezza d'imprenditore nel corso di un convegno: per restare leader nel mondo, pure se con solo l'8 per cento del business, si debbono ridurre gli stabilimenti e farli diventare però più grandi. In questa visione appare conseguenza logica che si ricollochino i 120 lavoratori di Ascoli Piceno negli altri stabilimenti del gruppo.


Battista guarda con noncuranza la forte pressione politica a recedere dalla chiusura: è pronto anche a restituire i finanziamenti europei che dovevano servire per ampliare un altro stabilimento a sud.

Uno scenario che lascia pochi dubbi e pretende un'azione di forza del Piceno.


Monica  Acciarri, candidata al prossimo Consiglio regionale delle Marche, sposa con forza la visione del sindacato: “Di fronte a situazioni come questa – dice Acciarri – è urgente non vestire i panni del medico pietoso al capezzale del paziente, ma mettere in atto una terapia alternativa da giocare proprio sul terreno della politica.
Il tavolo corto che deve essere chiesto e ottenuto è quello tra il Governo e il Piceno. Ci devono restituire una fisionomia industriale che già avevamo nel 2009. Il Piceno aveva i requisiti d area svantaggiata o depressa, martoriata da una crisi industriale complessa.



E allora? Cosa è cambiato dal 2009?


Forse è aumentata l'occupazione nel territorio? Hanno aperto altre industrie? Sono diminuiti i cassintegrati?


No, è esattamente il contrario: il Piceno è sprofondato ancora di più. Dunque se non si vuole essere ipocriti ora la politica può recitare la parte del protagonista: il Governo non può disconoscere diritti che altri territori nelle stesse nostre condizioni hanno avuto.

La Prysmian se avessimo gli incentivi delle aree svantaggiate può certamente avere un altro investitore. In altri settori si potrebbero avere accordi di programmi come se ne sono fatte per centinaia di milioni di euro in altre regioni che godono di quella veste giuridica. Questa è l'azione immediata che noi come Piceni, come Marche dobbiamo fare da oggi, ma questo non vuol dire andare a Roma lunedì con le pive nel sacco.



Per questi 120 concittadini, per le loro famiglie,
la battaglia per non chiudere va portata avanticon fermezza”.
La patata bollente per la verità ora ce l'ha in mano il Governo: Claudio De Vincenti sarà nominato domani sottosegretario alla presidenza del Consiglio. “Colui che finora ha regolato il tavolo Prysmian - dice Ubaldo Falciani della Cgil – adesso ha in mano i cordoni della borsa (si occuperà della gestione dei Fondi europei, ndr)chi meglio di lui può valutare la situazione di depressione del Piceno?”.


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