Cronaca

Mauro Scaramucci patteggia per tornare a vivere

28 Ottobre 2015

Nella richiesta di patteggiamento la convalida della Procura che conferma come l'imprenditore abbia solo cercato di salvare dal dissesto il Gruppo Vitawell senza sottrarre per sé o per la sua famiglia alcun danaro.

Gaetano Amici

28 Ottobre 2015 16:28

Ascoli - Oggi il giudice Giuliana Filippello ha accolto la richiesta di patteggiamento (4 anni e 3 mesi) di Mauro Scaramucci e altri 4 imputati, con il consenso della Procura della Repubblica, per la bancarotta fraudolenta legata al fallimento del Gruppo Vitawell.

Una vicenda durata ben 11 anni. Scaramucci, a malincuore, ha scelto questa via per liberarsi da una zavorra che non permetteva a lui e alla sua famiglia di vivere una vita normale non avendo sottratto denari per sé come convalidato dalla Pocura nella richiesta di patteggiamento che potrete leggere in allegato.


Questo il comunicato di Mauro Scaramucci all'esito dell'udienza di oggi:

" Nell'ottica della massima trasparenza ed al fine di evitare distorsioni dell’informazione ho formulato il presente comunicato per informare che:

 

• Oggi ho messo la parola fine alle mie vicende giudiziarie che risalgono al lontano agosto 2004 e che sono relative al dissesto del gruppo Vitawell.

 

• In questi undici anni ho affrontato 3 processi e sono stato assolto sempre con la formula più ampia “perché il fatto non sussiste”: ho lottato, mi sono battuto ed ho sempre avuto ragione (unica magra consolazione).

 

• Residuava quindi un ultimo filone di indagini, aperto da 11 anni, che la Procura ha speso alla ricerca del mio fantomatico “tesoro”, che però come è inequivocabilmente emerso dagli atti NON ESISTE.

 

• Dopo 3 processi (Perini, Montecatini, Tonic) e tre assoluzioni e undici anni di indagini, ho dovuto scegliere, ancora una volta, se continuare a lottare e, magari fra altri 10 anni di processo, portare a casa l'ennesima “vittoria di Pirro” o pagare un “riscatto” per riprendermi, finalmente, la mia vita e voltare pagina.



La mia famiglia, e i miei figli, in particolare, mi hanno sempre appoggiato in tutti questi anni, ma sono visibilmente stanchi (della tensione, dei dispiaceri, della stampa, della privazione di energie sottratte ed assorbite dal lavoro difensivo nei processi e nei tribunali e che, purtroppo, l'assoluzione finale, come ho sperimentato personalmente già per tre volte, non ripaga).



Quindi oggi mi sono deciso a pagare un “riscatto” e liberare la mia esistenza e quella della mia famiglia “concordando” con la Procura una pena patteggiata (per tre anni coperta dall’indulto), ma solo dopo che la Procura stessa, con l'assenso alla proposta (che per totale trasparenza allego al presente comunicato) ha riconosciuto che dall’indagine svolta è emerso che:

 

A. Né io né la mia famiglia abbiamo mai sottratto alcunché o ci siamo mai appropriati di qualsiasi risorsa delle società del gruppo Vitawell, creato in oltre 30 anni di duro lavoro ed immensi sacrifici (per agevolare la lettura, ho evidenziato in GIALLO i riferimenti nell'atto di patteggiamento allegato).

 

B. L’ errore che ho commesso (quando avevo 37 anni e la disperata speranza di riuscire a salvare tutto ad ogni costo) è stato quello di tentare di tenere a galla il gruppo Vitawell nonostante il dissesto generato dalla truffa che i miei potenti ed eleganti ex soci di Fineco Capital avevano perpetrato in danno di Vitawell (vendita della Jean Klebert del maggio 2002) fatti per i quali erano già stati citati a giudizio dalla Procura di Ascoli Piceno nell’aprile 2009 (dichiarati poi prescritti dal Tribunale di Milano).



Per agevolare la lettura ho evidenziato in BLU i riferimenti nell'atto di patteggiamento allegato.

Mi auguro che gli atti allegati vi consentano di riportare fedelmente la verità considerato che sugli stessi vi è anche l’autorevole firma dei magistrati inquirenti e quindi non possono lasciare spazio ad interpretazione alcuna".

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