Politica

Castelli: 'Def 2017, richiesti ancora sacrifici ai Comuni. Così i cittadini si allontanano dalle istituzioni'

20 Aprile 2017

Guido Castelli

20 Aprile 2017 17:16

Ascoli - Ho rappresentato l'Anci (l'associazione nazionale dei Comuni d'Italia) all'audizione bicamerale sul Def 2017, appena dopo Pasqua. Al cospetto di deputati e senatori ho avuto la netta sensazione di rappresentare un pezzo del sistema pubblico che tuttavia, nella strategia del governo centrale, sembra aver perso rilevanza.

I Comuni nel Def sono ignorati più che trascurati. Esigenze delle autonomie locali nel Def? Non pervenute. Prospettive di riforma e riorganizzazione delle articolazioni periferiche dello Stato? Assenti.
Peccato che senza autonomia e senza certezza di risorse affidate alle amministrazioni locali, si allargherà la voragine che separa cittadini e istituzioni, che allontana bisogni reali e genera risposte burocratiche alle domande reali che salgono dalle comunità .

Il "riduzionismo" che i Palazzi romani riservano ai comuni, infatti, non produce solo stress ai malcapitati che in fascia tricolore cercano di far funzionare, a risorse sempre decrescenti, le città che amministrano.
Alimenta incessantemente i magazzini dell'antipolitica e tende a lacerare in profondità la reputazione delle istituzioni. C'è una parte crescente di elettorato italiano in cerca di offerta politica. Affermazione scontata, ma confermata dai recenti convenevoli tra M5S e Cei.
La conferenza episcopale italiana e i "grillini" hanno poco o tanto da spartire? Non so, a naso molto poco. Sul "fine vita" faccio fatica a vedere convergenze tra Bagnasco e Casaleggio jr. Certo è però che ogni dialogo - come quello fiorito sul lavoro domenicale - è cosa buona, e ogni dialogo fiorisce lontano dai silenzi fragorosi che si accentuano in questa stagione della politica italiana. Uno dei più continui, insistenti, e assordanti silenzi riguarda lo Stato nei confronti degli enti locali, in generale e dei Comuni in particolare.

Il Def 2017 conferma questa albagia dello Stato centrale – nella continuità dei suoi rappresentanti pro tempore: i governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni hanno mantenuto fermo questo tratto di alterigia istituzionale – nei confronti delle autonomie locali.
In spregio al buon senso e alla Costituzione (si potrebbe obbligare il ripasso dell'articolo 5, se servisse a modificare le cose). Un paragrafo, tra paginette sulle 156 del documento, un incipit raggelante: "Al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica nazionali concorrono le Regioni, le Province, le Città metropolitane e i Comuni".

Peccato dimenticarsi, anche quest'anno, nel documento che ispirerà la legge di bilancio, che i Comuni hanno già concorso per 11,5 miliardi ai risparmi di spesa dell'ultimo quinquennio. Visto che la quota comunale sul debito pubblico nazionale non supera il 2%, sarebbe stato auspicabile che nel quinquennio passato la Pubblica Amministrazione avesse prodotto tagli e risparmi di spesa proporzionali: più o meno 490 miliardi di euro. Così non è stato.

E invece si continuano a chiedere sacrifici ai Comuni. Dietro il mantra renziano (riproposto da Gentiloni) che è finito il tempo dei tagli ai Comuni, ecco affacciarsi i "tagli impliciti". Almeno 4 miliardi di nuove penitenze. Mezzo miliardo costerà a regime l'adeguamento del contratto dei pubblici dipendenti a livello comunale. E altri 3,5 miliardi sono gli accantonamenti imposti nel fondo per i crediti di dubbia esigibilità. Accantonamenti vuol dire minori spese.
A fronte di una stretta recata dalle nuove regole contabili che ha già ridotto ulteriormente del 2,1% le spese dei Comuni nell'ultimo anno, con una riduzione delle entrate correnti dell'1,4% a fronte del blocco della leva fiscale.

Senza un nuovo e coraggioso piano di riforma delle autonomie locali, partendo da una riorganizzazione dell'autonomia fiscale, i Comuni saranno condannati a una progressiva irrilevanza politica. Come dimostra il Def 2017 che li rende fantasmi nel castello del documento strategico di economia e finanza nazionale.
Peccato che questo acuirà il malessere dei cittadini, delle famiglie, delle imprese e delle comunità locali che vedranno allontanarsi sempre di più le Istituzioni, in una voragine di rappresentanza che dirotterà il consenso a pifferai maldestri e incapaci.

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