L'opinione

'Un anno dal terremoto. Ceriscioli nega l'evidenza e prepara la gestione politica del sisma'

23 Agosto 2017

I sindaci e lo stesso Presidente dell'Anci De Caro hanno chiesto a gran voce che vi sia un ridimensionamento del ruolo delle regioni

Guido Castelli

23 Agosto 2017 18:18

Guido Castelli E Luca Ceriscioli

Le dichiarazioni che Ceriscioli ha rilasciato a commento di un anno di terremoto mi hanno lasciato di stucco. Il presidente della Giunta Regionale nega l'evidenza di un clamoroso fallimento che è sotto gli occhi di tutti e che lo riguarda direttamente. "Tutto va bene, Madama la Marchesa" sembra dire Ceriscioli che, con questa atteggiamento negazionista, offende la sensibilità delle migliaia di marchigiani ancora deportati sulla costa, ancora in attesa delle verifiche sulla propria casa e ancora in attesa di vedere sgomberate le macerie.


Dopo un anno, nelle Marche in particolare, siamo ancora in piena emergenza : meno del 9% delle macerie rimosse, consegnate appena 42 casette su 1856 e ancora 13.449 verifiche da effettuare (in primis ad Ascoli). Una sconfitta della Regione ancora più evidente se ci si azzarda a fare un paragone con la gestione dell'emergenza nel sisma dell'Aquila da parte del Governe Berlusconi. Nel 2009 nel cratere aquilano in poco più di tre mesi furono realizzate 5.653 abitazioni, 4.449 in muratura, 1.204 in legno per circa 25 mila sfollati.


Se "negare l'evidenza" risulta essere la tecnica di un Ceriscioli che cerca recuperare il consenso perduto, risulta ancora più necessario evitare ogni forma di ulteriore politicizzazione del terremoto. La regione Marche è la regione più colpita e deve mostrare un particolare senso di responsabilità anche a fronte delle innumerevoli "figuracce" collezionate in questo scorcio di anno proprio a causa dell'eccesso di politica riversato nella gestione del terremoto. La vicenda delle stalle non consegnate prima dell'invernata, gli insulti alle terremotate, la distribuzione farlocca degli sms solidali e la vicenda dello stretto congiunto della vice presidente Casini chiamato a coordinare alcune delle principali attività del terremoto, sono solo alcuni degli scivoloni più eclatanti collezionato da Ceriscioli.



Ne parla tutta Italia. Ma nonostante ciò si vocifera che Errani voglia delegare specifiche responsabilità sul fronte della gestione del sisma a illustri esponenti del PD, usciti malconci dalle recenti elezioni amministrative. Si parla di Giulio Silenzi in particolare ma la politica deve essere ben lontana dalla borsa che contiene i denari della ricostruzione. Anche solo per allontanare il sospetto che vi sia una gestione che, nel dramma, distingua tra figli e figliastri. Il momento è delicatissimo : dopo le dimissioni di Errani, il Governo dovrà ora opzionare un nuovo modello di governance.


I sindaci e lo stesso Presidente dell'Anci De Caro hanno chiesto a gran voce che vi sia un ridimensionamento del ruolo delle regioni, una maggiore valorizzazione dei sindaci e, finalmente, l'individuazione, ai vertici della struttura commissariale, di soggetti di alta caratura professionale e tecnica.


Confidiamo che il Premier Gentiloni voglia accogliere questo appello e non cali dall'alto una scelta non condivisa. Abbiamo bisogno di figure che sappiano cosa significa "spalare le macerie", che lavorino esclusivamente per il terremoto e che, per ciò stesso, siano espressione di imparzialità e capacità operativa. Solo così potremo pensare di cambiare marcia e recuperare un po' del terreno irrimediabilmente perso in questo anno orribile.


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