Cronaca

Bruno Segre torna dopo 73 anni nella città che lo ha protetto

10 Gennaio 2018

Il noto studioso torna ad Ascoli Piceno in vista della Giornata della Memoria. Dalla sua voce il ricordo di una città accogliente nel dramma della persecuzione razziale.

La redazione

10 Gennaio 2018 09:13

Ascoli - Sarà uno straordinario ritorno quello di Bruno Segre ad Ascoli Piceno, il 20 gennaio prossimo, per una serie di iniziative programmate dal Circolo Acli “Achille Grandi” e dall'Istituto provinciale per la storia del movimento di liberazione delle Marche.

Il noto studioso, oggi ottantasettenne, tornerà nella città in cui nel 1943, a soli 13 anni, in fuga da Milano insieme alla madre ed alla sorella, trovò riparo dalla persecuzione razziale.

Il 20 gennaio, in vista della Giornata della Memoria e nell’80° anniversario della promulgazione delle leggi razziali, due saranno gli appuntamenti in programma.

Nella mattinata Bruno Segre incontrerà gli studenti del Liceo Classico “Stabili” di Ascoli Piceno, istituto presso cui, al termine della guerra, poté riprendere gli studi dopo essere stato bandito dalle scuole a seguito delle leggi razziali; nel pomeriggio alle ore 18, presso la Libreria Rinascita, lo studioso presenterà invece il suo ultimo libro, “Che razza di ebreo sono io” con una introduzione di Costantino Di Sante ed un dialogo condotto da Lanfranco Norcini Pala.

Dell’anno trascorso in città, che lasciò dopo la fine della guerra, lo studioso ha affettuosi e nitidi ricordi. Nel corso dell’incontro verrà consegnato un riconoscimento ai discendenti di Romeo De Amicis, l’ascolano che, tra il 1944 ed il 1945, accolse in casa Bruno Segre e la sua famiglia, offrendo rifugio e protezione.

Segre, studioso di cultura e storia degli ebrei, per oltre dieci anni ha fatto parte del Consiglio del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione «Amici di Nevé Shalom/Wahat al-Salam». Ha diretto dal 2001 al 2011 il periodico di vita e cultura ebraica Keshet. Segre è molto conosciuto anche per essersi occupato di sociologia della cooperazione e di educazione degli adulti nell'ambito del Movimento di Comunità di Adriano Olivetti, a cui ha dedicato alcuni dei suoi libri.


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