L'opinione

Sisma, Sicurezza e Ricostruzione: 'Delle FAST, delle AEDES e di altre sciocchezze'

14 Aprile 2018

Soprattutto si è fallito un obiettivo chiave, che era a portata di mano: formare nuovi tecnici per le emergenze che inevitabilmente andremo ad affrontare in Italia nei prossimi anni, come la storia ci insegna; Insomma il “pasticciaccio grosso dei sopralluoghi” in fondo non è che lo specchio di un sistema Italia incapace di guardare oltre la punta del naso e con grande propensione alla complicazione burocratica, come la trafila delle pratiche per la ricostruzione sta confermando… ma questa è un’altra storia".

Roberto Gregori

14 Aprile 2018 17:18

Ascoli - L'ingegnere Roberto Gregori, esperto tecnico dell'Ipe, con un vasto curriculum nella ricostruzione post sisma, con alle spalle sopralluoghi post sisma in Emilia Romagna e nell'ultimo del centro Italia in Umbria e Lazio e in quello precedente a L'Aquila in Abruzzo, dove è tornato anche in seguito alle nuove scosse del 2016, entra su questo tema arci bollente sulla pagine di Vita Picena e noi condividiamo questo suo scritto.

"Trattare l’argomento dei sopralluoghi di agibilità a quasi due anni dal primo devastante sisma che ha colpito anche il Piceno può apparire ormai inutile, ma è opportuno che la tematica sia chiarita nei termini essenziali anche per opportuna futura memoria. Per ben comprendere quanto sia stato deficitario il sistema di verifica di agibilità post sisma occorre innanzitutto chiarire quale è il primo obiettivo della scheda AeDES, aiutandosi con le prime parole del manuale di uso: ”Le ore dell’emergenza sono quelle più delicate e impegnative dell’attività della Protezione civile. Subito dopo il terremoto è necessario venire in aiuto alle popolazioni colpite con rapidità e efficacia….I

l momento centrale di questa attività è la valutazione dell’agibilità post sisma delle costruzioni danneggiate. L’agibilità definisce il confine tra il rientro nella propria casa e l’attesa nei ricoveri provvisori”; abbiamo voluto fare questa breve introduzione per chiarire un aspetto fondamentale: l’uso delle scheda AeDES non è principalmente per ottenere contributi post sisma, ma per verificare la utilizzabilità delle abitazioni, sfollando le case a rischio in caso di reiterazione dei terremoti e facendo rientrare serenamente le famiglie fuggite da case che alla verifica AeDES risultavano invece agibili, quindi una delle primissime operazioni da fare velocemente dopo le concitate fasi della “ricerca e soccorso” dei dispersi e sepolti nelle macerie; non a caso proprio un anno fa la allora direttrice dell’ufficio emergenze della Protezione Civile Titti Postiglione rimarcava, in una intervista rilasciataci, come il sistema aveva ben funzionato sino al 30 ottobre 2016, permettendo di non avere vittime al terremoto più violento proprio grazie ad uno corretta selezione delle case agibili e delle case da abbandonare per sicurezza.

Va segnalato che le schede AeDES erano state, sino ad allora, compilate da professionisti qualificati, con opportuna e lunga formazione che mettevano gratuitamente a disposizione la loro professionalità per il bene pubblico: non semplici volontari ma professionisti che gratuitamente offrivano le loro capacità tecniche con formazione fatta a loro spese! A questi professionisti è stato subito chiaro e lampante dopo il terremoto del 30 ottobre che le sole risorse in campo non sarebbero bastate per una rapida risposta all’emergenza ed hanno proposto una formula semplice, efficiente ed efficace, che si basava principalmente sul utilizzare squadre miste (tecnici qualificati formati con tecnici non ancora formati); in questo modo non solo si raddoppiavano immediatamente le squadre, ma si poteva realizzare una formazione sul campo di nuovi tecnici che sarebbero stati, dopo opportuno training operativo, loro stessi formatori, innescando una spirale virtuosa che permetteva, a costo nullo, di accelerare il termine delle verifiche di agibilità ed avere una numerosissima squadra pronta per le prossime emergenze!

Tale posizione venne ribadita i primi di febbraio in una conferenza degli ingegneri formati AeDES a Rieti alla presenza della struttura commissariale e della Protezione Civile, ma ormai queste ultime avevano intrapreso la strada che si rivelerà a dir poco disastrosa: introdurre una scheda intermedia, denominata FAST, compilata da tecnici senza una specifica formazione sul rilievo post sisma; nella riunione venne più volte fatto presente che era una scelta sbagliata, che avrebbe generato molta confusione e che soprattutto i rilievi da agibilità sarebbero stati completati non prima della fine del 2017, ovvero quasi un anno e mezzo dopo il primo sisma, in aperta contraddizione con gli scopi della AeDES! I dati sopra esposti nello stesso periodo furono evidenziati anche sulla rivista PANORAMA, che appunto a febbraio 2017 scrisse dei rischi di finire i rilievi di agibilità non prima del termine del 2017; la Protezione Civile Nazionale contestò quei dati anche a Panorama (come aveva fatto nella riunione con gli ingegneri), annunciando che entro aprile 2017 sarebbero terminati i sopralluoghi. Purtroppo gli ingegneri impegnati sul campo avevano ragione: i sopralluoghi sono stati completati addirittura a marzo 2018, fallendo completamente gli obiettivi, dimostrando l’incapacità della Protezione Civile e della Struttura Commissariale di fare una previsione attendibile, con grande confusione e superlavoro inutile nei Comuni (costretti con il sistema FAST seguito da una AeDES a fare non meno di 2 ordinanze parzialmente in contraddizione fra loro) e con un grande dispendio anche economico.

Soprattutto si è fallito un obiettivo chiave, che era a portata di mano: formare nuovi tecnici per le emergenze che inevitabilmente andremo ad affrontare in Italia nei prossimi anni, come la storia ci insegna; Insomma il “pasticciaccio grosso dei sopralluoghi” in fondo non è che lo specchio di un sistema Italia incapace di guardare oltre la punta del naso e con grande propensione alla complicazione burocratica, come la trafila delle pratiche per la ricostruzione sta confermando… ma questa è un’altra storia
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