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'Incurabile Bellezza' è il tema di Ama Festival 2018 che il 6, 7, 8 luglio, affronta il tema dell’incurabilità

01 Luglio 2018

Tra i numerosi ospiti che animeranno Ama Festival, Umberto Galimberti, Chiara Frugoni ed Antonia Chiara Scardicchio, Ascanio Celestini con lo spettacolo “La ballata dei senzatetto”, Eraldo Affinati e Giuseppe Frangi, Catterina Seia, Lella Costa con lo spettacolo “Questioni di cuore”.

La redazione

01 Luglio 2018 10:54

Ascoli - Ama Festival, festival delle arti parlate, musicate e rappresentate, è un evento culturale che si svolge ogni anno il primo fine settimana di luglio presso “Casa Ama” a Castel di Lama (AP), Comunità Terapeutica e sede legale della Cooperativa Sociale Ama Aquilone, impegnata da oltre trent’anni sul fronte delle marginalità.


È una manifestazione che nasce dalla volontà di aprire le porte della Comunità Terapeutica, offrendo momenti di incontro, dibattiti, spettacoli, concerti. Ama Festival promuove l’arte come strumento etico e culturale, grazie al quale ciascun punto di vista è momento di condivisione ed arricchimento.


Ogni anno il Festival sceglie un argomento di interesse collettivo, affrontato da personalità di spicco del panorama culturale nazionale.

L’edizione 2018 di Ama Festival, il 6, 7, 8 luglio, affronta il tema dell’incurabilità. “Una riflessione sulla straordinaria unicità degli esseri umani e dell’Universo. Un percorso che celebra l’essenza originaria ed istintiva, al di là dei modelli etici e delle classificazioni estetiche. La Bellezza “cruda” ed inviolabile, connaturata all’animo umano così come alla montagna. Ineluttabile, nel

l’incurabilità diventa racconto terreno di quanto di sacro c’è nell’imperfezione”.

Tra i numerosi ospiti che animeranno Ama Festival, Umberto Galimberti, Chiara Frugoni ed Antonia Chiara Scardicchio, Ascanio Celestini con lo spettacolo “La ballata dei senzatetto”, Eraldo Affinati e Giuseppe Frangi, Catterina Seia, Lella Costa con lo spettacolo “Questioni di cuore”.

https://www.facebook.com/ama.aquilone/videos/2183031485043507/ - La diretta Facebook  delle presentazione

Ama Festival “Incurabile Bellezza” è realizzato con il patrocinio ed il contributo del Consiglio Regionale Assemblea legislativa Marche.

Il programma completo su www.ama.coop.


Ama Festival 2018, il programma


Ama Festival, festival delle parole parlate, musicate e rappresentate, torna il 6, 7 ed 8 luglio con un'edizione che affronterà la tematica della "Incurabile Bellezza".
Un percorso di incontri, dibattiti, spettacoli, concerti in cui si alterneranno personalità di spicco del panorama internazionale.

Ama Festival 2018 è stato realizzato con il patrocinio ed il contributo del Consiglio Regionale Assemblea legislativa Marche.



Venerdì 6 luglio

ore 22.00
"Incurabile Bellezza"
Umberto Galimberti
Conferenza

Ingresso libero


Sabato 7 luglio

ore 18.30
"Almerino vola"
Video di Emma Ciceri
presentazione di Giuseppe Frangi


ore 19.00
"Oltre il dolore" san Francesco e le Madri del mondo
Chiara Frugoni
Antonia Chiara Scardicchio


ore 20.00
Apertura stand gastronomici
e concerto di Persian Pelican


ore 22.00
"La ballata dei senzatetto"
Ascanio Celestini
spettacolo teatrale

Prevendita biglietti su www.ciaotickets.com 
Posto unico 10,00 euro



Domenica 8 luglio

ore 17.00
Santa Messa e Battesimo
celebrati da 
Mons. Vinicio Albanesi


ore 18.00

Saluto delle autorità

Apertura della giornata
Anna Casini 
Vice Presidente Regione Marche

"La bellezza nel nome"
Eraldo Affinati
introduce Giuseppe Frangi

Cerimonia delle
Dimissioni degli ospiti delle Comunità Ama Aquilone

"Pietra. L’anima e l’infinito da abitare"
Francesco Cicchi
Presidente Cooperativa Sociale Ama Aquilone
con Catterina Seia 
Vice Presidente della Fondazione Fitzcarraldo

letture di Alessandra Morelli


ore 20.00
Apertura stand gastronomici
e concerto dei Diverbero


ore 22.00
"Questioni di cuore"
Lella Costa
Spettacolo teatrale

Ingresso libero


Vendita e degustazioni prodotti biologici Ama Terra, Fattoria Biosociale Ama Aquilone

Bookshop Libreria Rinascita 

Videoproiezione "Almerino vola" di Emma Ciceri

Street Art work in progress Andrea Tarli ed Urka


Ama Festival 2018 Incurabile bellezza


Tutti gli ospiti della nuova edizione



Eraldo Affinati, nato a Roma nel 1956, è scrittore e insegnante. Ha esordito nel 1992 con Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj che viene considerato un breviario interiore, un percorso intimo fra gli intrecci emotivi dei personaggi partoriti dalla mente dello scrittore russo. Dopo quest’affascinante preludio, i romanzi si sono susseguiti nel tempo in maniera eterogenea, alternando racconti d’impronta biografica, pedagogica ed etnoantropologica. Lo sguardo di Affinati negli anni è rimasto orientato verso la sfera psico-emotiva del singolo che di fatto compone la coralità umana. Oltre a Campo del sangue (Mondadori, 1997) con cui Affinati è stato selezionato per il Premio Strega e il Premio Campiello nel 1997, hanno riscosso grande interesse da parte di pubblico e critica Uomini pericolosi (Mondadori, 1998), Secoli di gioventù (Mondadori, 2004), La città dei Ragazzi (Mondadori, 2008), Peregrin d’amore. Sotto il cielo degli scrittori d’Italia (Mondadori, 2010), Vita di vita (Mondadori, 2014), Tutti i nomi del mondo (Mondadori, 2018). Nel 2008 Eraldo Affinati e Anna Luce Lenzi hanno fondato a Roma la Scuola Penny Wirton che è nata da un sogno: “insegnare la lingua italiana ai migranti come se parlare, leggere e scrivere fossero acqua, pane e vino”.

Ascanio Celestini, attore e autore nato a Roma nel 1972, ha avviato il suo percorso teatrale nel 1996. Da quell’anno ha portato in scena “una ventina di spettacoli, scritto una decina di libri, partecipato a qualche trasmissione in radio e in televisione, registrato un disco, girato due documentari e un film. Ha raccolto storie di contadini e operai, infermieri psichiatrici e operatori di call center, minatori e detenuti”. Gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti come il Premio Ubu che in quasi quarant’anni è divenuto un prestigioso punto di riferimento per il teatro italiano. Tra i suoi spettacoli, vanno menzionati: Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini del 1998; la trilogia Baccalà, il racconto dell'acquaVita, morte e miracoli Milleuno, la fine del mondo stesa fra il 1998 e il 2000; Radio clandestina del 2000; Fabbrica del 2002; Scemo di guerra. Roma, 4 giugno 1944 del 2004; Live. Appunti per un film sulla lotta di classe del 2006; Il razzismo è una brutta storia del 2009; Pro patria del 2012 e Discorsi alla nazione del 2013. Il testo La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico (Einaudi, 2006), apprezzato per “l’imprecisione dello sguardo soggettivo, la meraviglia dell’immaginazione e la concretezza delle paure che accompagnano un viaggio”, è poi divenuto un film presentato alla 67^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.


Lella Costa, attrice e scrittrice di origini milanesi, dopo aver conseguito il diploma all’Accademia dei Filodrammatici, si è consacrata al teatro esordendo nel 1980 con il monologo Repertorio, cioè l’orfana e il reggicalze. Sette anni più tardi ha debuttato come autrice con Adlib, al quale si sono susseguiti spettacoli che hanno goduto di collaborazioni magistrali come nel caso di Magoni e il genio compositivo di Ivano Fossati, La daga nel LodenStanca di guerra, scritto assieme ad Alessandro Baricco, Alice. Una meraviglia di paeseAmleto e Ragazze. Nelle lande scoperchiate del fuori con le musiche di scena composte da Stefano Bollani. Michele Serra ha scritto di lei: “Nel suo teatro, Lella riesce a restituire al pubblico la voglia (sua e nostra) di orientarsi daccapo. La sua recitazione apparentemente divagante, perfino dispersiva nelle tante digressioni sull'attualità, ce la fa sentire complice, una che parte dal nostro stesso sguardo, mediatrice dei nostri dubbi, voce recitante delle nostre lacune”. Lella Costa ha sempre dimostrato un’attenzione partecipe nei confronti delle contemporanee problematiche socio-politiche e umanitarie. Da diversi anni promuove i valori e la cultura del no-profit ed è particolarmente coinvolta nelle attività di Emergency di cui è anche portavoce.


Giuseppe Frangi, nato a Milano nel 1955, è giornalista dal 1983, quando ha iniziato a collaborare per la redazione del settimanale Il sabato di cui è stato direttore fra il 1985 e il 1989. Ha poi ricoperto il ruolo di vicedirettore del mensile 30Giorni, caporedattore centrale de L’Informazione (1995), caporedattore de La Stampa - redazione milanese - dove con Paolo Pietroni ha battezzato il magazine Lo Specchio (1996-1997) e infine condirettore di Class (1998-2001). Dal 2001 è direttore di Vita non profit, mensile e sito dedicati al racconto sociale, al volontariato, alla sostenibilità economica e ambientale. È inoltre editorialista per le pagine milanesi del Corriere della Sera, per l’Eco di Bergamo, La Provincia di Como e per il quotidiano online Il Sussidiario. Nipote di Giovanni Testori, uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento, nutre un amore sincero per l’arte. Oggi è presidente dell’Associazione Giovanni Testori di cui cura anche i blog, i quali sono “finestre sempre aperte sul mondo della cultura contemporanea”. È blogger di Ricchi e Poveri perché “un numero può raccontare un’epoca o anche solo un piccolo frammento decisivo delle nostre vite” e di Robedachiodi poiché pensa che “la storia dell’arte liberi la testa e sia stupido vedere 150 mostre all’anno senza lasciare una traccia di pensiero”.


Chiara Frugoni, storica medievista e iconografa specializzata nel francescanesimo, ha insegnato presso le Università di Pisa, Roma e Parigi fino al 2000. Come ha dichiarato in una recente intervista, ha percorso una strada che suo padre, noto storico italiano, aveva solo principiato: “l’attenzione all’immagine come fonte storica”. La sua passione per l’iconografia si è accentuata nel periodo trascorso in sanatorio, quando era solo una ventenne. A tal proposito ha affermato: “È stata un’educazione all’osservazione, un allenamento alla pazienza che ho poi trasferito nel mio lavoro. Soprattutto nell’esplorazione delle immagini come documenti della storia”. Chiara Frugoni ha pubblicato numerosi saggi, tra cui: Francesco e l’invenzione delle stimmate (Einaudi, 1993), Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali (Laterza 2001), La Cappella degli Scrovegni di Giotto (Einaudi, 2005), La voce delle immagini. Pillole iconografiche dal Medioevo (Einaudi, 2010), Quale Francesco? Il messaggio nascosto negli affreschi della Basilica superiore di Assisi (Einaudi, 2015), Le conseguenze di una citazione fuori posto (Edizioni Biblioteca Francescana, 2018). I suoi libri sono stati tradotti in giapponese, coreano e nelle principali lingue europee.


Umberto Galiberti, nato a Monza nel 1942, ha compiuto studi di filosofia, antropologia culturale e psicologia. È stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale, dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia e dal 1999 professore ordinario all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal 1985 è membro ordinario dell’International Association for Analytical Psychology. Ha scritto per Il Sole 24 Ore dal 1987 al 1995, quando ha iniziato a collaborare con La Repubblica attraverso editoriali che tuttora toccano questioni di carattere socio-culturale e antropologico. Oltre a ciò Galimberti cura la rubrica epistolare di D - La Repubblica delle Donne, inserto settimanale de La Repubblica. Tra le sue opere vanno menzionate: Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente (1975), Psichiatria e fenomenologia (1979), La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo (1984), Gli equivoci dell'anima (1987), Orme del sacro (2000), La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica (2005), Parole nomadi (2006), L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (2007), Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine (2008), La morte dell’agire e il primato del fare nell’età della tecnica (2009), Il viandante della filosofia (2011), Cristianesimo. La religione del cielo vuoto (2012) e L’usura della Terra (2014); La parola ai giovani (2018). Umberto Galimberti è stato autore anche di un ampio e dettagliato Dizionario di psicologia (1992).



Antonia Chiara Scardicchio, nata a Bari nel 1974, è ricercatrice universitaria e professore di Pedagogia Sperimentale all’Università di Foggia. Dal 1998 si occupa di formazione facendo giocare e raccontare, tra arte e scienza, sia piccoli che grandi. Ha fatto danzare medici e suore, ha trasformato in compagnia teatrale centinaia di ingegneri quando si occupava di formazione aziendale. Appassionata di Magritte e Rodari, Feyerabend e Jovanotti, teatro ed arti performative, Montale e Guareschi (che tra di loro amici non erano affatto), Zavattini e Costruttivismo, patatine fritte e Neuroscienze, Logica & Fantastica, ha al suo attivo circa 40 pubblicazioni, alcune leggere e altre pesanti. È l’inventrice degli Ombrelli Parlanti di Serena nonché di una serie di Laboratori Autobiografici, tra cui i Laboratori della Contessa di Ricotta ed il celeberrimo Il mio armadio è un’autobiografia. Nel 2014 ha ricevuto il Premio Italiano di Pedagogia per un libro eccentrico come lei. Il suo Breviario per (i) don Chisciotte è un miscuglio di bizzarìa e speranza, entrambe, come lei ci tiene a sottolineare, “scientificamente fondate”. È Direttrice scientifica della HopeSchool, la scuola che si prefigge di promuovere processi di resilienza e intraprendenza creativa nei giovani e negli adulti, nei soggetti che, sebbene fuori dai percorsi di formazione obbligatoria, necessitano di apprendimento continuo nel tempo del caos, inteso – come negli studi di Morin e delle teorie della complessità – come vincolo che può diventare opportunità.


Catterina Seia è Vice Presidente della Fondazione Fitzcarraldo. Negli Anni 80 ha iniziato la sua carriera nel settore bancario. Nel campo della finanza è diventata responsabile del Learning Center e della direzione Centrale Comunicazione Integrata di Banca CRT e a seguire di UniCredit Private Banking. Nel 2004 ha ideato e condotto fino al 2010 il progetto UniCredit & Art per la gestione strategica internazionale della collezione e degli investimenti culturali del Gruppo presente in 22 Paesi. La sua ricerca è proseguita come manager indipendente per progetti di innovazione sociale attraverso la cultura nelle comunità, nelle imprese e nelle politiche di welfare. Ha diretto il Giornale delle Fondazioni, che ha creato con il Giornale dell’Arte per seguire l’evoluzione della filantropia. Con altre dieci donne ha dato vita alla Fondazione medicina a misura di donnadiventata un caso per la mobilitazione della collettività nell’umanizzazione della cura e dei suoi luoghi.


Band


Sax and the City

Il gruppo musicale Sax and the City è nato dalla collaborazione di musicisti professionisti attivi ognuno nel proprio mondo musicale attraverso differenti esperienze e stili. Provenienti da una precedente formazione di stampo jazzistico in formazione di quintetto, hanno evoluto il proprio repertorio in uno stile caratterizzato da arrangiamenti di grande gusto e molto graditi ad ogni genere di pubblico. Negli anni hanno evidenziato al meglio le caratteristiche di ogni stile, dalla musica pop italiana e straniera, rivisitata in chiave jazzistica, alla musica latina, al rock, al blues allo swing e al jazz. Il gruppo ha al suo attivo concerti e serate in ogni ambito, dai teatri con serate di gala alle piazze, dalle feste private a pub, locali jazzistici e concerti nelle scuole.


Persian Pelican

Persian Pelican è un progetto musicale di Andrea Pulcini, marchigiano d’origine con alle spalle una lunga permanenza a Roma e Barcellona. Grazie ai primi due album These cats wear skirts to expiate original sin (2008) e How to prevent a cold (2012), interamente autoprodotti, inizia a farsi conoscere dal pubblico per il suo songwriting intimista e malinconico ed i suoi testi che raccontano di piccoli melodrammi quotidiani. Ad aprile 2016 esce il suo terzo Lp intitolato Sleeping Beauty, prodotto grazie alla collaborazione di tre etichette italiane quali Bomba Dischi, Malintenti Dischi e Trovarobato. Un disco di alt-folk solare ed intenso, con sonorità più elettriche e piccole scie psichedeliche che vede nel mondo onirico uno strumento utile per trasformare il dolore di qualsiasi forma di separazione. L’album vede la partecipazione di numerosi ospiti tra i quali spicca l’inconfondibile voce del folksinger americano Tom Brosseau. Negli ultimi anni ha intrapreso un’intensa attività live insieme alla sua band che lo ha portato a dividere il palco con Paolo Benvegnù, Quilt, Woods, Rover, C+C=Maxigross, Dawn Landes, Iosonouncane e a far parte di numerosi festival nazionali ed internazionali tra cui Mi Ami, Liverpool Sound City e Primavera Sound Festival.


Diverbero

I Diverbero sono un quartetto acustico nato a Pescara composto da Giuseppe Lo Faro alla chitarra acustica, Davide Sammarchi al pianoforte, Michele Mazzocchi al contrabbasso e Virginia Bisconti alla voce. Nati alle porte del 2018, i Diverbero prendono come punto di riferimento il mondo della musica acustica richiamando atmosfere intime derivate dal folk e dal cantautorato.





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