Cronaca

Confindustria Centro Adriatico interviene sullo sciopero proclamato contro l'istituzione dei turni 3x6 alla Pfizer

23 Febbraio 2019

Mariani: 'Ma queste premesse tecnico-sindacali appaiono irrilevanti rispetto all'atteggiamento dei sindacati di assoluta irresponsabilità di fronte alla situazione economico produttiva di un territorio. Le multinazionali non sono una vacca da mungere'.

La redazione

23 Febbraio 2019 10:13

Simone Mariani

Ascoli - "Ci preme sottolineare, in primo luogo, che l'orario di lavoro predisposto dall'azienda è un orario già contemplato come normale, - dice Simone Mariani - e come tale regolamentato dal contratto collettivo nazionale di lavoro per l'industria chimica farmaceutica - condiviso a livello nazionale dalle stesse Organizzazioni sindacali - in base alla considerazione che "le esigenze di produttività e di competitività delle imprese richiedono anche un continuo ricorso a prestazioni lavorative legate a regimi di orario che realizzino il pieno utilizzo degli impianti e rispondano alle reali variabilità dei mercati, cogliendone tutte le opportunità".


A fronte di esigenze quindi perfettamente coincidenti con le disposizioni del CCNL, si sono svolti con le rappresentanze sindacali aziendali e provinciali presso la sede di Confindustria in Ascoli Piceno almeno quattro incontri formali, durante i quali sono state approfondite e discusse sia le necessità produttive ed organizzative sottese alla modifica dell'orario di lavoro, sia le modalità gestionali connesse alla nuova articolazione degli orari; stupisce pertanto che le stesse parti sindacali presenti al tavolo abbiano motivato la protesta in base a una "scelta unilaterale senza un confronto".


Ma queste premesse tecnico-sindacali appaiono irrilevanti rispetto all'atteggiamento dei sindacati di assoluta irresponsabilità di fronte alla situazione economico produttiva di un territorio, come quello piceno, così a rischio di deindustrializzazione da "meritare" il riconoscimento di Area di Crisi Industriale Complessa, riconoscimento al quale le stesse organizzazioni sindacali si vantano di aver contribuito!


Riteniamo la protesta messa in atto presso la Pfizer una grave manifestazione di incoerenza, anzi un vero e proprio tradimento nei confronti di tutto il sistema economico locale: l'esperienza dell'abbandono del territorio da parte di diverse multinazionali evidentemente non ha insegnato nulla e ci si permette di contrastare scelte aziendali che vanno nel verso dello sviluppo e della competitività del sito, e che danno un segnale forte alle speranze di rinascita industriale e sociale del territorio (non dimentichiamoci le assunzioni, effettuate e programmate, dall'azienda), sulla base di "malumori e disagi", scomodando e mistificando anche concetti, come quello di stress lavoro correlato, che hanno un diverso e ben più preciso significato, tra l'altro oggetto, per legge, di specifica valutazione in ambito di sicurezza aziendale.


Malumori e disagi che, si badi bene, sarebbero rientrati (a detta delle Organizzazioni sindacali), a fronte di "aggiustamenti marginali a costo zero", come ad esempio il riconoscimento di 8 giorni l'anno di permessi retribuiti in più per ciascun lavoratore!


E' la solita storia che ha accompagnato la parabola delle multinazionali nel nostro territorio: la considerazione che siano una "vacca da mungere".

Ma la parabola ha avuto, come sappiamo, una caduta libera, e se, bontà sua, la Pfizer ha potuto ancora permettersi lo scorso anno di firmare un accordo sul premio di partecipazione che vale mediamente 1.700 euro a dipendente, non bisogna dimenticare che gli equilibri economici che consentono di mantere sul territorio imprese ed investimenti sono mutevoli, e che iniziative come quella in atto in azienda rischiano di destabilizzarli irrimediabilmente.


Perciò, che uno sciopero come questo abbia come tematica "la salvaguardia dello stabilimento in termini di obiettivi produttivi", come si legge nel comunicato delle Organizzazioni sindacali, francamente fa un pò ridere; un riso amaro purtroppo - conclude Simone Mariani, Presidente di Confindustria Centro Adriatico - perchè in fondo si palesa ancora una volta la triste verità che è tutta racchiusa nel declino industriale di questa città.


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