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Il 'battesimo' di Cecco d'Ascoli, la sua statua in piazza Matteotti inaugurata nel pomeriggio

06 Aprile 2019

Il 13 settembre 1864 il Consiglio comunale di Ascoli Piceno deliberò, infatti, di erigere “un monumento a Francesco Stabili, detto Cecco d'Ascoli, bruciato vivo nella pubblica Piazza di Firenze nel 1327, per sentenza del Sant'Uffizio”. Trascorsero molti anni e poiché in città dalle parole non si riusciva a passare ai fatti, la comunità ascolana di New York prese l'iniziativa: in pochi mesi, raccolti i fondi necessari, fece realizzare un'opera in bronzo dallo scultore Edoardo Cammilli e la spedì in Italia.

La redazione

06 Aprile 2019 00:21

Ascoli - Nel 2019, anno in cui si commemora il 750° anniversario della nascita di Cecco d’Ascoli, l'Amministrazione comunale vuole rendere omaggio al Magister Ascolano anche inaugurando, benché con un secolo di ritardo, il monumento a lui dedicato. L’appuntamento è per ogi, 6 aprile, alle ore 17.00 in piazza Matteotti e si inserisce nell’ambito del ricco programma “Ascoli celebra Cecco”.


Dopo i saluti del sindaco Guido Castelli e dell'assessore alla cultura Piersandra Dragoni e l’intervento dell'assessore alla pubblica istruzione del Consiglio comunale dei Ragazzi Clelia Gullì, seguiranno alcune letture da “L'Acerba” di Cecco d'Ascoli a cura di Argeo Polloni e l’esibizione delle allieve dell'Istituto “Gaspare Spontini” sotto la direzione di Maria Luigia Neroni, con l’accompagnamento della Fanfara dei Bersaglieri della sezione di Ascoli Piceno.


A seguire, alle ore 17.30, sarà inaugurata la mostra d'arte contemporanea “Cecco d'Ascoli: l'uomo e le sue opere, il suo mondo e il suo tempo” al Forte Malatesta. L’esposizione rimarrà aperta fino al 31 agosto 2019 e sarà visitabile negli orari di apertura del Forte.


La storia della statua di Cecco d’Ascoli


Il 13 settembre 1864 il Consiglio comunale di Ascoli Piceno deliberò, infatti, di erigere “un monumento a Francesco Stabili, detto Cecco d'Ascoli, bruciato vivo nella pubblica Piazza di Firenze nel 1327, per sentenza del Sant'Uffizio”. Trascorsero molti anni e poiché in città dalle parole non si riusciva a passare ai fatti, la comunità ascolana di New York prese l'iniziativa: in pochi mesi, raccolti i fondi necessari, fece realizzare un'opera in bronzo dallo scultore Edoardo Cammilli e la spedì in Italia. Il dono americano, dopo aver attraversato l'oceano in nave e mezza Italia in treno, arrivò finalmente ad Ascoli nel mese di novembre 1919, cioè a 55 anni di distanza dalla deliberazione comunale.

La statua fu subito collocata - così come aveva viaggiato, chiusa in un imballo al quanto pesante - sull'alto piedistallo che era stato predisposto e lì rimase in attesa dell'annunciata cerimonia ufficiale di inaugurazione, cerimonia che però venne ripetutamente fissata e rimandata fino ad essere dimenticata (quasi) da tutti. L’imballo della statua fu rimosso con grande fatica da alcuni ragazzi durante una rocambolesca spedizione notturna organizzata, come riferito, per “liberare Cecco”: era la notte del 31 dicembre 1921 ed erano trascorsi oltre due anni da quando era stata issata sul piedistallo.


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