Politica

Emidio Nardini: 'La cultura della partecipazione è la rivoluzione della normalità'

08 Maggio 2019

Un incrocio di esperienze tra Marche e Lazio nei percorsi di partecipazione che hanno condotto Damiano Coletta nel 2016 a diventare sindaco a Latina dopo 30 anni di centrodestra. Lorenzo Rossi parla di bilancio partecipato da estendere alle grandi scelte urbanistiche e ambientali. Stefania Monteverde, candidata alle europee per +Europa - Italia in Comune, racconta due settimane di azioni partecipative a Macerata. 

Gaetano Amici

08 Maggio 2019 17:13

Ascoli - La Casa della gioventù gremita di persone per ascoltare quello che è stato un incrocio di esperienze significative sulla Cultura della Partecipazione, tema centrale del programma elettorale di Emidio Nardini, candidato sindaco di “Ascolto & Partecipazione”. 

Ti trovi proiettato tra realtà marchigiane (Stefania Monteverde, vice sindaco di Macerata), picene (Lorenzo Rossi, assessore di Grottammare) e laziali (Damiano Coletta, sindaco di Latina, e Cristina Leggio, assessore dello stesso Comune) in un percorso che ti sbatte anche in faccia la difficoltà di comuni che, oltre alle particolari difficoltà degli enti locali in epoca di crisi, debbono combattere la criminalità infiltrata con colletti bianchi con tutti i rischi del caso, come è accaduto a Latina dove Damiano Coletta, cardiologo ed ex calciatore, con il movimento “Latina Bene Comune” è diventato Sindaco nel 2016 contro ogni previsione in un comune amministrato da 30 anni dal centrodestra. Latina vive una faida tra due famiglie rom con connessioni alla famiglia dei Casamonica. Ci sono stati arresti importanti di parlamentari del centrodestra che in città facevano e disfacevano anche nel settore dei rifiuti. Fu costituita allora l’Azienda speciale per la gestione dei rifiuti (ABC, Azienda dei beni comuni).

Prima dell’intervento di Damiano Coletta c’è stata un’introduzione di Cristina Leggio, assessore alle Politiche giovanili, Partecipazione e Smart City di Latina, che ha evidenziato l’importanza dell’articolo 118 della Costituzione che descrive le basi per instaurare percorsi di partecipazione.

 

La bussola per farcela è quella di restare ancorati alla Costituzione Italiana - dice Damiano ColettaA partire dall’articolo 3. Io non sarò un esperto di determine, sono un cardiologo come Emidio Nardini, trovo quelli più bravi con vent’anni di politica alle spalle nei faccia a faccia, ma penso che nella Costituzione si trovino tutte le risposte per amministrare secondo le regole il bene comune. Un sindaco deve fare sintesi e mettere insieme persone e i percorsi amministrativi. Abbiamo dovuto fare una gara per affidare un chiosco e l’hanno vinta due ragazze. Noi non le conoscevamo. Sono rimaste spiazzate. Mi hanno detto che erano sorprese, non contavano di aggiudicarsela la gara perché non avevano nessuna raccomandazione. Ecco, succede che la vera rivoluzione oggi è quella della normalità.

Scelsi di candidarmi perché da circa 15 anni Latina, la nostra comunità si era praticamente consegnata alla criminalità locale, due famiglie rom imparentate con la famiglia Casamonica.
– spiega Coletta - Questa criminalità ha avuto bisogno della politica, dei colletti bianchi e si è infiltrata. Ne è la prova che le ultime due consigliature sono finiti in commissariamento. Ci sono state durante l’ultima campagna elettorale una compravendita di voti: 50, 100 euro a voto. Abbiamo fatto veramente un miracolo. Si era creata una situazione di sfiducia nella rappresentanza. C’era una gestione clientelare. Abbiamo messo su un programma veramente partecipato per far capire che esistono le buone idee che per andare avanti hanno bisogno delle buone persone.

Latina sembrava destinata ad essere governata ancora dal centrodestra. E sul fatto che sia tutto ineluttabile, che è il destino, cito una frase del fisico Stephen Hawking:
“Ho notato che anche le persone che affermano che tutto è già scritto e che non possiamo far nulla per cambiare il destino, si guardano intorno prima di attraversare la strada.
Ora lo strumento per cambiare è partecipare e uno dei mezzi della partecipazione, che per primo punto la dignità delle persone, è il voto per il cambiamento.

Alla base ci sono i valori. Uno di questi è che il 25 Aprile non è un derby tra destra e sinistra, è un derby tra democrazia e dittatura”.

Abbiamo lavorato per ristabilire la legalità. Quindi fare regole e regolamenti, un processo lungo che si oppongono alla voluta discrezionalità precedente, crei disagio perché la gente vuole poi risposte ai servizi. Però fai capire ai cittadini che dai pari opportunità a tutti. Bisogna anche sapere dire di no. Perché tra ciò che giusto fare e ciò che si vorrebbe fare, bisogna scegliere ciò che è giusto fare e magari a costo di perdere qualche consenso. Bisogna avere coraggio: in bocca al lupo”.

 

L’altro giorno a Mozzano abbiamo incontrato diverse persone - racconta Emidio Nardini - C’era una signora che non ha mai parlato, con lei un bambino. Al termine della riunione mi ha detto: io non la conosco, ma la voto perché è l’unico che non ha promesso niente. Ecco dobbiamo far comprendere bene alla gente che questa è una possibile rivoluzione col pensiero. Mi dicono che io mi appassiono a discorsi sulla resistenza, contro il nazifascismo al fatto che ci sia la politica che fa Salvini che deve crearsi un nemico, un diverso. Per noi il nemico è la mancanza di lavoro, la mancanza di cultura, la mancanza di prospettive, la stupidità, non le persone. Quindi devo parlare di cose più cogenti. Beh, questo ancora non lo so fare, mi debbo attrezzare ma ce la farò.

Guardate stamattina in un confronto c’era Celani, è micidiale, sa tutto di tutto, ma c’è una cosa che gli manca e che noi abbiamo, la percezione che lui dovrebbe lavorare per gli altri esseri umani invece è fidanzato con chi fa sempre le stesse cose.

Fanno le analisi sulla situazione di Ascoli che da economia rurale diventa industriale con la Cassa del Mezzogiorno, poi però le industrie se ne vanno come accade in altre parti d’Europa. Ma nessun politico da quegli anni -
continua Nardini - si è preoccupato di creare un modello alternativo. Si sono accontentati di avere un piccolo vantaggio, a volte personale. Torino ha perso la più grande fabbrica d’Europa, ma qualcosa s’è inventata. Sono stato a trovare mio figlio a Manchester, capitale del tessile per secoli senza avere alcuna produzione di cotone: ricchezza assoluta. Poi sono arrivati i cinesi ed è finito tutto. Una città morente, beh si sono reinventati in quel settore un museo, poi tecnologia, innovazione ricerca. Il fatto che la città abbia tutti indicatori negativi è perché le scelte hanno pesato.

Ascoli potrebbe essere una città turistica? Ma ancora non lo è. Potrebbe essere una città della cultura? Non sono stati affrontati tutti questi temi in una maniera sistematica. La partecipazione diventa essenziale: non possiamo dare vita alla città se non la ripopoliamo. Tutto si sposta verso est. Ora anche per gli ospedali si va verso la costa. Noi dobbiamo riportare gli ascolani ad Ascoli. Quindi il commercio al centro. Riscoprire la vocazione agricola di qualità, quella bio che fa bene a chi mangia quei prodotti e fa bene a chi li produce e fa bene alla terra.  Tutto questo però legato alla ricerca. Tra l’altro avevamo la facoltà di Agraria. Questo vale anche per l’industria. Quini il polo della ricerca alla Carbon. Ma queste sono cose che i cittadini insieme debbono decidere”.

 

 

Vedere un candidato sindaco che ha un approccio di umiltà e ascolto in mezzo ad oltre 700 candidati che credono di essere indispensabili in queste elezioni comunali – dice Lorenzo Rossimi dà l’idea di una persona curiosa e utile è una garanzia di praticare effettivamente la parola partecipazione. Farla è veramente difficile, oggi è diventata abusata. A Grottammare abbiamo iniziato 25 anni fa. Dissero che eravamo la Porto Alegre d’Italia in quel tempo. Già li una parte del bilancio comunale doveva essere gestita ascoltando le richieste dei quartieri. Un esperimento che ha avuto successo. Il consiglio che va dato è quello di istituzionalizzare eccessivamente i comitati di quartiere, che è giusto che ci siano. Negli ultimi anni c’è poco bilancio da far amministrare: i comuni sono alla canna del gas. La partecipazione è anche affiancare a quello del bilancio altri temi come sulle grandi scelte urbanistiche e ambientali”.

 

In questi giorni sto incontrando i comitati genitori-mensa. – dice Stefania Monteverde, vicesindaco di Macerata (Italia in Comune) - Dal 2014 abbiamo le mense bio, un grandissimo lavoro: biologico al 90 per cento, gestione diretta con i cuochi del Comune, una gran fatica, ma tutto questo passaggio lo abbiamo fatto tutto con la partecipazione dei genitori. L’altro giorno stavamo studiando il nuovo bando per i fornitori delle mense, quindi un compito amministrativo, cercando di lavorare sui punteggi insieme ai genitori: il livello di partecipazione deve arrivare, con una fiducia reciproca, a questo tra amministratori, uffici e i cittadini. Quindi le criticità non diventano un urlo su Facebook o sui giornali online, ma diventa dialogo. Gestire i giardini nei nidi e scuole dell’infanzia è un problema per il fattore delle risorse carenti per i comuni, ma questi che sono servizi minimi sono importanti per una scuola. Abbiamo avviato da qualche anno un percorso di progettazione partecipata con genitori, educatori e bambini: guardiamo il giardino lo modifichiamo lo risolviamo con l’ufficio tecnico, senza spendere lo riqualifichiamo”.


Stefania Monteverde è candidata alle elezioni europee con "+Europa- Italia in Comune".

 


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