Politica

Ascolto & Partecipazione. Nardini: ″Il futuro è nei patti trasparenti con i cittadini per il governo dei beni comuni'

20 Maggio 2019

"Il nostro nome racchiude tutto quello che vogliamo venga ripristinato: l'ascolto della cittadinanza, la partecipazione, la condivisione, la proposta per l'effettiva realizzazione". 

Gaetano Amici

20 Maggio 2019 18:30

Ascoli - “In questi 20 anni – dice Walter Sfratato, portavoce e candidato consigliere di Ascolto & Partecipazione - mi sono trovato in contrasto con chi ha amministrato fino ad oggi, ora assisto con sgomento e ilarità alla situazione attuale nella quale chi queste politiche le ha portate avanti se le rinfacciano a vicenda. Noi abbiamo fatto una scelta chiara parlare di noi e delle nostre proposte. Vogliamo dedicarci ai nostri progetti non solo per la città ma per il territorio e non parlare male degli altri. Questa scelta ci sta ripagando. Dopo l'incontro dello scorso 6 maggio una signora si è avvicinata al tavolo dei relatori e ha voluto salutare Emidio Nardini: gli ha detto “io ho partecipato alle iniziative di tutti gli altri candidati ed è la prima volta che in una di queste riunioni che non si parla male degli altri. E questo è un aspetto che, oltre ad aumentare la stima nei suoi confronti, mi ha convinto a votarla”.


“Io sono un funzionario dell'Agenzia delle Entrate e io e i miei colleghi siamo stati attaccati pesantemente da un signore (Salvini, ndr) che è venuto nei giorni scorsi qui ad Ascoli e che ha parlato per un quarto d'ora e i successivi quaranta minuti li ha passati a farsi selfie con i cittadini. E' una cosa che per un Ministro dell'Interno l'ho trovata abbastanza sgradevole. Qualche giorno fa ha detto che i dipendenti dell'Agenzia delle Entrate tartassano i cittadini perché poi ne guadagnano avendo un premio di risultato che dipende da quanto incassano. Noi siamo dipendenti pubblici, non le facciamo noi ma le mettiamo semplicemente in essere perché se non lo facessimo saremmo passibili di reato penale. Se queste cose non vano bene a questo signore, visto che ne ha la forza, può andare in parlamento e fare una legge che queste cose le possa cambiare”.


Emidio Nardini: Voglio sgombrare il campo senza fare polemiche sul fatto di essere divisivi nel centrosinistra. In realtà noi siamo un'associazione culturale nata da pochi mesi. Un gruppo di amici, alcuni con qualche esperienza anche importante, altri senza esperienza in campo politico o di appartenenza, che si riuniscono per un obiettivo importante per Ascoli: promuovere un discorso formativo, informativo di ricerca e di studio. Poi a ridosso delle elezioni abbiamo visto sguarnito un certo campo mentre dall'altra parte venivano avanti formazioni importanti. Un campo nel quale noi ci identifichiamo che è quello del centrosinistra, non è che ci nascondiamo, ma non venivano proposte evidenti, non si parlava di niente, alla fine si è fatta questa proposta del mio nome come possibile candidato che potesse unire il centrosinistra, poi la cosa è andata come è andata. A questo punto voglio evidenziare che questa candidatura è arrivata da un gruppo di persone che si riconoscono in certi ideali che vengono da una certa storia, in qualcosa che si vuole proporre che viene da tutti noi da questo gruppo di cittadini che adesso stanno uniti in una lista fatta da professionisti, da insegnanti, da gente comune, da disoccupati che hanno qualcosa da proporre al di là dei programmi: la storia della democrazia partecipativa e dei beni comuni.


In Italia quasi 500 Comuni si riferiscono a questa pratica che non ci siamo inventata ma viene direttamente dalla Costituzione, ed ha ottimi risultati in tante parti d'Italia. A Barcellona l'Alcade (il sindaco, ndr), una donna, si è presa un'esperta italiana per implementarla. Stefano Rodotà ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a collegare la Costituzione, in particolare l'articolo 118, quello della sussidiarietà, che è il fulcro per poi normare le attività del Comune. Stiamo proponendo qualcosa di fattibile: l'incentrarsi sul bene comune da parte di tutti i cittadini che lo vogliano. Ai beni comuni possono accedere tutti, ma non solo, possono costruire i beni comuni, un gruppo di cittadini, un'associazione, commercianti, imprenditori che sono portatori d'interesse comune possono interfacciarsi facendo proprio dei contratti. Non è che devi conoscere un assessore. No, è così per tutti. Tu fai un patto di collaborazione e tramite questo patto, che viene normato, il Comune ti dà gli strumenti e si va avanti. Bologna ha in questo momento in corso 500 patti che fa con i cittadini e questi che portano? Interesse, lavoro, abbattimento del degrado. Un conto è che la cosa parta dall'alto, come siamo abituati a subire di fatto, dove c'è l'amministratore e l'amministrato. Questo scavalca questa situazione per cui amministratore e amministrato riducono le distanze. Immaginate la caduta di conflittualità che c'è perché i cittadini si devono mettere d'accordo tra loro. Ad esempio il gruppo dei commercianti debbono portare avanti una cosa che sia d'interesse comune che faccia bene alla città, che chiaramente sia anche un vantaggio per loro, però tra loro devono mettersi d'accordo, non ci può stare la divisione e la gestione diventa molto più semplice. Il messaggio che vogliamo dare è questo. Il concetto è che ci sia un metodo chiaro e trasparente: il bilancio comunale partecipato ad esempio.


Poi alcuni candidati hanno dato un contributo

Virgilio Palermi: “Sono in attesa di pensione Poste, noi siamo nati da ottobre in poi non come comitato al solo scopo elettorale, noi siamo un comitato di volontariato civico, movimentista all'interno del quae ci sono tantissime anime. C'è chi viene da partiti come Rifondazione, Pd, alcune persone invece che non hanno mai fatto politica, siamo un comitato molto vario. Abbiamo l'obbiettivo, a prescindere dal risultato elettorale di continuare. Vogliamo mettere al centro il bene comune e non gli interessi personalistici di vent'anni di politica di centrodestra che hanno rovinato questa città. Non ho mai visto confronti politici come quelli di questi giorni di così basso livello”.


Graziano Bachetti: “Sono un disoccupato. L'idea di candidarmi viene proprio da questo. Voglio provare a difendere quella massa di persone che hanno perso il lavoro. Io lavoravo in Prysmian, ero rappresentate sindacale della Cgil. Una vertenza che fece esplodere un caso: un'azienda che chiudeva facendo utili. E da lì si rispolverò il famoso accordo Val Vibrata Val Tronto, ma quell'accordo, sia chiaro, non è uscito in quei tre mesi. Era già nei cassetti polverosi della politica da quattro, cinque, sei anni. Allora chiedo, quell'accordo se fosse stato messo in campo subito quante aziende che hanno chiuso avrebbe salvato, quanti lavoratori oggi avrebbero avuto ancora un posto di lavoro? La fabbrica non è solo un luogo dove si va a guadagnare uno stipendio. Li c'è una comunità. Non è solo una struttura di bulloni, di ferro. All'interno ci sono anime, sangue, sudore. La politica troppo spesso si è dimenticata di questa gente. Oggi la politica si vanta di quell'accordo che nasce in realtà dal fatto che 114 persone hanno perso il posto di lavoro. Se non altro abbiamo raggiunto un obbiettivo per il nostro territorio. Sentivo la Casini, Celani, ho chiesto un confronto, ho scritto, ma niente. Li dentro (Prysmian) 114 persone hanno messo in discussione la propria vita per lavorare e io sto qua perché ho la mamma che sta male. Oggi mi candido con Emidio Nardini per capire se c'è un percorso per tutta quella gente che è disoccupata. Oggi ci sono candidati che ancora promettono il posto di lavoro, questo è ignobile e irrispettoso”.


Fabio Di Sante: “Buongiorno, sono un commercialista, voglio dire due parole sulla genesi di questa esperienza. Nasce da un incontro, una rimpatriata a due con l'amico Peppe Pizi. Siamo stati a scuola insieme, abbiamo vissuto gli anni '70, quelli turbolenti della Ragioneria, e dopo diversi anni abbiamo pensato di parlare delle nostre vite e della nostra città e ci siamo trovati tutti e due d'accordo, delusi dai rispettivi ambiti politici locali e nazionali e abbiamo deciso di mettere insieme le nostre esperienze. Lui di più nell'ambito politico io nell'ambito del sociale per l'aspetto culturale e abbiamo pensato di fare qualcosa. Abbiamo pensato anche ad un nome che potesse connotare questo gruppo, un nome che è venuto spontaneo, non solo per un acronimo AP, Ascolto e Partecipazione, richiama anche la nostra città, la sigla automobilistica, ma perché Ascolto e Partecipazione sono l'elemento cardine di un rapporto tra amministrazione e cittadini che negli ultimi vent'anni sono clamorosamente falliti. I cosiddetti corpi intermedi, cioè quelli che permettono ai cittadini di relazionarsi con le istituzioni, sono venuti meno vuoi per modifiche legislative: le circoscrizioni abolite 10 anni fa. Tutto questo ha dato il modo a chi amministra in senso verticistico ha fatto le scelte che tutti noi cittadini abbiamo dovuto per certi aspetti subire. Le scelte più importanti in ambito urbanistico, sociale, delle strutture, del verde della cultura, i cittadini di Ascoli le hanno subìte, non hanno potuto dire nulla attraverso i corpi intermedi come le consulte, quella giovanile, quella della cultura, sono state abolite. Tutto si è svolto per accordi sotterranei, per semplici aderenze e amicizie. Il nostro nome racchiude tutto quello che vogliamo venga ripristinato: l'ascolto della cittadinanza, la partecipazione, la condivisione, la proposta per l'effettiva realizzazione. Per questo votiamo convintamente Emidio Nardini”.


Carla Rossi: “Sono un'insegnante. Voglio derogare questa volta dal fatto che noi non parliamo contro qualcuno. In questi 20 anni la città è stata ridotta ad una landa desolata, un paesotto escluso da qualsiasi vento di novità. Una continuità inesorabile da Celani a Castelli. E Fioravanti cerca di marcare le differenze con Castelli con grande difficoltà perché non ci sono. Quindi impoverimento economico e culturale. Qualsiasi mediocrità venga proposta vien accolta come qualcosa di epocale. La cartina al tornasole di questa crisi è lo spopolamento drammatico, l'esodo dei giovani. Io insegno in un liceo linguistico, un osservatorio del fenomeno. Quella che è sempre stata un'aspirazione naturale per chi studia in un liceo linguistico per sua natura ha una visione d'Europa, adesso invece è diventata un'emorragia continua, necessaria perché qui non c'è più niente. E anche la mia visione è cambiata. Prima di fronte a dubbi e incertezze, di un supporto, di un aiuto da parte degli studenti io mi sono sempre sforzata di dire provate a restare qua, lottate qua prima di trovare qualcos'altro fuori. Negli ultimi anno non neanche più il coraggio di dirlo perché per quale motivo dovrei consigliare a un giovane di rimanere qua quando cultura non ce n'è, lavoro non ce n'è formazione non ce n'è, quindi mi trovo anche in difficoltà e non lo dico più. Questo è uno dei tanti motivi per cui mi sono candidata con Emidio Nardini. Nessuno di noi si è candidato per motivi personali. “Ognuno di noi mette nella politica quello che è e non si definisce attraverso la politica” e questo è fondamentale. E nessuno di noi si è candidato contro il proprio passato politico, quei pochi che ce l'hanno. Io torno a fare politica per la città non contro qualcosa. Questa è una città di stordente bellezza che merita di più. Noi ci mettiamo la faccia e il cuore. Mi delude profondamente che dei giovani si siano visti costretti a candidarsi da soli in una propria lista perché evidente non siamo stati in grado di intercettare il desiderio di futuro e la speranza di questi giovani. Beh, stiano tranquilli questi giovani perché la nostra lista invece a loro pensa molto, si fidino del nostro impegno. Abbiamo chiara la nostra idea di città adatta ai giovani”.

Stefano Odoardi: “Sono ingegnere e maestro di sci (a tempo perso), sono candidato con Emidio Nardini perché credo alla idee e alle proposte che abbiamo elaborato. Il bene comune oltre ad essere un bel concetto per riportare l'autogoverno del territorio e della città e il potere decisionale nelle mani dei cittadini, questo concetto ha un risvolto anche economico molto potente. Scopriamo la grande qualità dello sviluppo economico basato sulla tutela del territorio come fonte di beni comuni. Quindi agricoltura che fa bene a chi mangia i suoi frutti, fa bene economicamente a chi li produce e fa bene alla terra perché si tratta di produzione biologica e sostenibile, bilancio dell'energia derivanti da fonti sostenibili presenti nel territorio, fare un valore aggiunto dei saperi che esistono sul territorio sviluppandone un filone con ricerca accademica. E' una visione di territorio coerente, organica e strutturata. Il nostro programma è fatto come un mosaico con tanti pezzi correlati tra loro. Pensiamo ad una progressiva pedonalizzazione del centro perché più compatibile per il turismo che vede Ascoli come capofila del turismo di un territorio vasto. E per finire due proposte: far tornare qui la Facoltà di Agraria e la Scuola della Ricostruzione legata al terremoto”.

Nazzareno Bachetti: “Parlando dell'esercito di candidati di queste elezioni dico per carità, siamo in democrazia per fortuna, quindi tutti possono candidarsi, soltanto che la politica è una cosa seria ha bisogno di credibilità e di dignità”.

Massimiliano Catani: “Questa è una città che è stata venduta: non abbiamo più la gestione del gas, dell'illuminazione, delle mense scolastiche. Questa condizione con situazioni che arrivano dall'alto. Nelle interrogazioni in Consiglio comunale nessun assessore risponde, risponde solo il Sindaco. Basta con la continuità nel governo di questa città: chi andrà governare si troverà 50 milioni di debiti”.

Massimo Speri: “Dopo l'ultimo confronto dei candidati Sindaco si vede che c'è una mancanza di qualsiasi prospettiva per questa città. C'è l'assoluta differenza del programma di Ascolto e Partecipazione per le prospettive. C'è una cosa di cui non s'è parlato: la visione. Negli ultimi vent'anni hanno fatto un deserto e l'hanno chiamata Ascoli Piceno. Oggi abbiamo la stupidità al potere”.  


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