Politica

Matteo Terrani a tutto campo sulle polemiche interne post elettorali ad Ascoli e contro la segreteria provinciale del Pd

23 Giugno 2019

Tre sindaci del Pd appena eletti mirano a scalzare la segreteria provinciale del Pd: il casus belli sta tutto nel mancato disarcionamento del presidente della Ciip Spa Giacinto Alati che fra qualche giorno si avvia ad iniziare il quarto mandato dopo i risultati in diversi comuni, Ascoli Piceno in primis. Terrani parla di contenuti e metodo tenendo la barra dritta verso chi l'ha sempre ispirato: Enrico Berlinguer.

Gaetano Amici

23 Giugno 2019 19:59

Ascoli - Le elezioni amministrative nel comune di Ascoli Piceno hanno avuto come tema sotterraneo il cambiamento della presidenza della Ciip Spa che in questi giorni si rinnoverà. E se qualcuno avesse pensato che questa ipotesi albergasse negli “appartamenti” della fantapolitica, ha avuto ben presto modo di toccare con mano la “dura realtà”. Lo dimostra la presa di posizione di tre sindaci del Pd appena rieletti (Luigi Massa di Offida, Alessandro Luciani di Spinetoli e Graziano Fanesi di Castorano) contro la segreteria provinciale del Partito guidata da Matteo Terrani, anche quest’ultimo eletto sindaco a Folignano con un plebiscito. Per i lettori diventa ormai azzardato cercare di capire certa politica: sindaci eletti, quindi vittoriosi, che invece di esultare attaccano la propria segreteria. E se avessero perso cosa sarebbe potuto accadere? Avrebbero bruciato sul rogo in piazza il segretario provinciale del Pd piceno?

Dal banco degli accusati Matteo Terrani, da segretario provinciale del Pd propone la sua lettura dei fatti.

Matteo Terrani, il tema della Ciip Spa, la madre di tutte le battaglie, sollevato dai tre sindaci del Pd è un punto di partenza per un attacco alla segreteria provinciale retta da un giovane segretario?

“Beh, di certo per qualcuno è il pretesto per aprire una battaglia politica interna al partito: Per me era una vicenda di ordinaria amministrazione come le altre. Quindi è stata vissuta in maniera diversa a seconda dei protagonisti di questa partita. Per quanto ho potuto capire la vicenda Ciip in città (Ascoli Piceno, ndr) so che ha contato molto, è entrata nel dibattito elettorale della campagna ascolana. Però dal mio punto di vista è successo questo con un chiacchiericcio di fondo infondato. Nel senso che come al solito nella campagna elettorale sono entrate certe dinamiche che non c’entrano niente anche con la stessa vicenda Ciip. Perché nel Partito Democratico, che è un grande partito, è ovvio che ci fossero delle posizioni diverse: chi voleva andare al superamento dell’attuale presidenza (Giacinto Alati, ndr) e chi invece pensava a una riconferma.

Queste posizioni ci sono da tempo quindi sono alla luce del sole. Noi però ufficialmente ci abbiamo messo mano come segreteria provinciale subito dopo le elezioni comunali, perché ci siamo concentrati su questo. E quando abbiamo provato a metterci mano con i Sindaci già i giochi erano fatti, questa è la verità. Ora per molti è la madre di tutte le battaglie, come l’avete definita, a me interessa molto relativamente di questa partita. Nel senso che non sono appassionato di nomine nei Cda (Consigli d’amministrazione, ndr). Ecco perché ritengo l’uscita dei tre Sindaci da un punto di vista contenutistico un attacco ingeneroso perché le cose non stanno esattamente così e avremo modo di chiarirci nelle sedi deputate. Da un punto di vista metodologico questa vicenda la ritengo grave perché alla prima uscita pubblica di tre sindaci appena eletti prodursi in un attacco alla segreteria provinciale, tra l’altro su delle nomine del Cda, penso che sia grave perché al nostro popolo, al nostro elettorato non interessa un partito avvitato su nomine in un consiglio d’amministrazione.

Francamente diamo una brutta immagine come partito. Noi dobbiamo interessarci dei problemi dei cittadini e ricostruire una credibilità come Partito Democratico a livello nazionale che ancora fatichiamo a recuperare e se invece ci facciamo vedere avvitati e litigiosi, tra l’altro sulle nomine nei Cda, diamo ancora di più l’idea di un partito che sta insieme solo per logiche di potere. E questo è grave. Io a questo messaggio non ci sto. Cerco di contrapporre una visione completamente diversa di partito e di impegno politico. Io sono cresciuto con un punto di riferimento che è stato sempre Enrico Berlinguer. Non mi appassiona un partito che litiga, si riunisce e discute solamente di postazioni di potere. Mi interessa molto di più un partito che fa politica per coloro che deve rappresentare, e dentro dobbiamo rappresentare certe fasce sociali della popolazione, dovremo recuperare questa credibilità. Questo è un discorso che non riguarda solo il nostro territorio, il Piceno, è in generale. Io spero che con Nicola Zingaretti, con l nuovo corso che ha preso il Pd, si riesca a fare questa azione di recupero e ricostruire un Partito Democratico corrispondente alle logiche e agli interessi per cui è nato che sono la tutela delle fasce sociali più deboli della popolazione. Cosa che purtroppo da tanto tempo a questa parte non abbiamo più fatto. Per questo gli elettori il 4 marzo 2018 ci hanno punito”.

L’attacco dei tre sindaci rappresenta un’immagine di vecchia politica? E i circoli del Pd che l’hanno eletta all’unanimità non contano più?

“Io penso che i tre Sindaci abbiano sbagliato sia sul piano contenutistico che metodologico e avremo modo di chiarirci in Direzione (Si terrà mercoledì 26 giugno alle 21 presso il Piceno Consind, ndr). Da qui non voglio acuire ancora di più le distanze e spero che questa polemica rientri, quindi non mi sento di definire la loro posizione come quella di vecchia politica, dico però che i cittadini non capiscono.
Gli elettori del Partito Democratico sicuramente non condividono questo tipo di logica, questa impostazione e questo modo di fare. Al tempo stesso i Circoli del Pd hanno votato all’unanimità questa segreteria e noi abbiamo lavorato sempre rinunciando a qualcosa per costruire l’unità interna. Lo abbiamo fatto su tanti fronti e lo abbiamo fatto sulle elezioni politiche quando gli appetiti erano tanti, quando le persone che volevano candidarsi erano moltissime. E abbiamo creato un metodo di selezione democratico coinvolgendo gli iscritti. E’ l’unica federazione ad averlo fatto nelle Marche. Un metodo che ha portato poi a fare una proposta a livello nazionale sulla base delle consultazioni effettuate sul territorio.

Questo spirito unitario lo abbiamo mantenuto sulla scelta del segretario regionale Giovanni Gostoli e tutto il territorio e tutte le anime del Partito Democratico del Piceno hanno contribuito alla sua elezione. Ora è chiaro che con l’avvicinarsi di scadenze elettorali che riguardano le elezioni regionali e molto probabilmente anche le elezioni politiche qualcuno ha degli appetiti, ed è legittimo questo. Io però penso che non si debba utilizzare il partito, dividere il partito per le proprie ambizioni personali, perché non l’ho fatto io quando mi sono dimesso dal mio lavoro in Regione per guidare un partito che sapevo stava andando contro un muro, lo feci a qualche mese dalle elezioni politiche del 2018. Quando mi chiesero di fare il segretario provinciale l’ho fatto con spirito di servizio, di sacrificio. L’ho fatto nuovamente anche mettendomi a disposizione a Folignano in un contesto non semplice perché si tratta di un Comune molto particolare. Vorrei che questo spirito di servizio, questa solidarietà interna fossero diffusi tra tutti i dirigenti del Partito Democratico e tutti quanti insieme con spirito di sacrificio ci si metta a disposizione per la causa, per la “ditta” come dice Bersani. Poi quando sarà il momento di scegliere sceglieremo. Io da questo punto di vista non ho dato garanzie a nessuno.

Non ho costruito gruppi dirigenti sulla base degli organigrammi, come veniva fatto prima, e probabilmente questa cosa infastidisce qualcuno. Però io penso che dobbiamo dare una scossa al Partito Democratico nel metodo e nei contenuti. Nei contenuti dovremmo farlo soprattutto a livello nazionale. Sul piano locale tutti noi siamo chiamati a rinnovarci da un punto di vista metodologico perché siamo in una fase ormai di transizione anche qui sul territorio. C’è una nuova classe dirigente che si sta formando e noi dobbiamo formarla non sulla base degli organigrammi e degli appetititi, ma sulla base di un nuovo metodo politico”.

 

Nuova classe dirigente: nel corso di queste elezioni amministrative c’è stato un attacco alle nuove energie giovani del Partito Democratico, ad Ascoli verso Procaccini? C’è un riflusso?

Anche qui, dal punto di vista metodologico io penso sia sbagliato uscire dopo il primo turno (ad Ascoli Piceno, ndr) uscire sulla stampa e attaccare la classe dirigente del partito. Io penso che nel PD gli spazi di discussione sono una delle poche cose che non mancano. Se c’è qualche critica, ed è normale che ci sia una dialettica all’interno di un partito, quindi sia verso Procaccini che verso di me se c’è qualcosa da rimproverare è giusto che si faccia perché aiuta tutti noi a crescere e a migliorarci, ma lo si può fare negli organi preposti e non sulla stampa, dando un’idea di litigiosità che non serve a nessuno. E penso che l’attacco a Procaccini sia ingeneroso perché, seppure si potesse fare meglio o si potevano gestire diversamente alcuni passaggi, penso che ad Ascoli, nonostante come sia andata la partita, si sia creata di fatto una nuova classe dirigente con un entusiasmo molto forte da parte dei giovani ascolani. E io penso che dobbiamo ripartire da li cercando di correggere gli errori che sono stati fatti, ma ripartire dai quei ragazzi, da quei giovani, non affossarli.
Quindi penso che sia stato un errore attaccare Angelo Procaccini in quella maniera. Quando dico di correggere degli errori dico che ad Ascoli purtroppo è andata come è andata anche perché si scontano ruggini e rapporti personali che si sono sfilacciati nel corso degli anni fra big della politica ascolana. Io penso che la nuova classe dirigente e soprattutto i giovani abbiano il dovere di superare quelle divisioni e abbiano il dovere, con molta pazienza, di unire laddove ci siamo divisi. Purtroppo, non è stato fatto prima ma non per colpa di Angelo Procaccini, ma Angelo Procaccini. al quale darò una mano dovrà lavorare per ricostruire e riunire. Penso al rapporto con Emidio Nardini e tutto il mondo di Ascolto & Partecipazione con i quali dobbiamo costruire un dialogo e un’alleanza in prospettiva, non è stato fatto prima, ma non per questo non si deve lavorare in questa direzione.
Ognuno di noi deve rinunciare a qualcosa, fare qualche passo indietro e costruire le premesse per un’aggregazione larga, un campo largo. Se non costruiremo un campo largo non andremo da nessuna parte ad Ascoli città, ma questo ragionamento vale per qualsiasi Comune. Dove abbiamo vinto in questa tornata elettorale è perché siamo riusciti ad aggregare un mondo largo fatto di società civile, di energie locali, dell’associazionismo, dalle professioni e siamo stati credibili, altrimenti non si spiegherebbero alcune vittorie clamorose in tanti comuni con un divario importante tra elezioni europee ed elezioni comunali”.

 

 


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