Politica

I sindaci del Piceno chiedono di modificare il Decreto sisma

14 Dicembre 2019

Pronti a manifestare. Appello al Capo dello Stato  

Alessandro Malpiedi

14 Dicembre 2019 10:39

Un fortissimo “grido di dolore” è stato lanciato dai sindaci del Piceno in occasione della conferenza stampa svoltasi in Provincia per manifestare delusione e disappunto nei confronti del decreto sisma votato alla Camera dei Deputati. Il testo legislativo non accoglie gli emendamenti richiesti dalla Regione Marche, dagli enti locali e dai soggetti pubblici e privati che, quotidianamente, da tre anni a questa parte, sono impegnati a fianco delle comunità colpite dal terremoto nella complessa fase della  ricostruzione pubblica e privata.

 

All’incontro con la stampa, organizzato dal sindaco di Force Augusto Curti, erano presenti la vicepresidente della Regione Marche Anna Casini, il presidente della Provincia Sergio Fabiani anche nella veste di sindaco di Montegallo, i primi cittadini dei Comuni di Acquasanta Terme Sante Stangoni, Castignano Fabio Polini, Folignano Matteo Terrani, Maltignano Armando Falcioni, Rotella Giovanni Borraccini, il vice sindaco di Arquata del Tronto Michele Franchi, l’assessore del comune di Venarotta Valentina Galanti, i consiglieri dei comuni di Montemonaco Fiorella Tisi, di Palmiano Emidio Ortolani e Appignano del Tronto Adriana Traini.

 

In particolare, i sindaci hanno lamentato tre punti che non sono stati recepiti nel decreto governativo. In primo luogo il problema del personale che oggi lavora nei comuni e negli uffici speciali della ricostruzione per portare avanti le pratiche della ricostruzione. Gli incarichi sono in scadenza e il decreto non prevede proroghe. Pertanto, in mancanza di deroghe ai limiti contrattuali o di una auspicata stabilizzazione del personale, si rischiano notevoli ritardi negli iter delle pratiche della ricostruzione.

 

In secondo luogo, è stato sollevato il problema dell’autocertificazione che così come formulata della norma rischia di rimanere inutilizza dai tecnici con una dilatazione enorme dei tempi tecnici di presentazione delle pratiche inerenti la ricostruzione, specie in caso di piccole difformità.

 

 In terzo  luogo sussiste il problema della ricostruzione pubblica: i sindaci avevano chiesto procedure più snelle, il decreto licenziato da Montecitorio invece aumenta i passaggi burocratici aggravandoli rispetto alla legislazione ordinaria In questo caso, si chiede semplicemente di applicare i limiti europei sulla procedura di gara negoziata.

 

“ Siamo pronti a scendere in piazza  o a porre in atto altre forme di protesta clamorose se queste richieste non dovessero essere accolte dalle istituzioni centrali” hanno dichiarato all’unisono gli amministratori che si appellarono anche al Presidente della Repubblica affinché,  con la Sua autorevolezza, possa far rilevare a Governo e Parlamento, i punti critici  mossi da chi conosce il territorio,  in primis  sindaci e regione Marche.

 

I sindaci hanno anche chiesto che il ruolo del commissario venga assunto dalla regione Marche oppure da una da un rappresentante espressione della politica locale del sud delle  Marche. Gli amministratori locali sono uniti in questa protesta, al di là delle appartenenze politiche, accomunati  dalla volontà di essere vicini ai cittadini ed evitare ulteriori fenomeni di spopolamento delle aree interne.

 

D’altra parte i primi cittadini hanno evidenziato che molte delle modifiche richieste sono ad invarianza di costi. Infine, molti sindaci presenti hanno invocato una legge speciale per il terremoto del 2016 che deroghi alla legislazione ordinaria come è stato fatto per intervenite in altre emergenze del Paese quali,  ad esempio, il crollo del ponte di Genova e il terremoto di Ischia. 


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