Cronaca

Il segreto di Pulcinella e il coronavirus

14 Marzo 2020

Ecco, quello che chiediamo a queste persone è un atto di amore verso la propria comunità: scrivete ai giornali, fatelo sapere in giro che siete stati colpiti da questa “influenza”.  In tantissimi vi vorranno più bene e incroceranno le dita per una vostra pronta guarigione. Si può diventare eroi ogni giorno con piccoli gesti. Questo che vi proponiamo è vitale.

Gaetano Amici

14 Marzo 2020 11:20

il buon samaritano

Ascoli – Dirigente comunale ascolano in terapia intensiva all’ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto del Tronto, altri quattro contagiati in città tre dei quali anch’essi dipendenti comunali e un loro familiare. Il sindaco Marco Fioravanti, negativo dopo essersi sottoposto a tampone, che lavora da casa in auto isolamento volontario per dare il buon esempio.
E noi giornalisti che non possiamo scrivere i nomi per il rispetto di leggi come quella sulla privacy e ben prima per il nostro codice deontologico. Poi qualcuno mi scrive sui social “ma tanto i nomi li conosce tutta la città: è un segreto di Pulcinella”.

Sui socialnetwork  gira di tutto: audio con nomi e numero di febbricitanti più o meno realistici che certamente un organo di stampa non può prendere in considerazione.

Noi un consiglio alle autorità sanitarie e istituzionali lo avevamo dato per il bene della comunità e per il carattere prettamente scientifico legato a questo consiglio.

La risposta è che ci sono linee guida e procedure da seguire.

Cosa avevamo suggerito?

Avevamo detto alle Autorità di farsi dare il consenso dai diretti “contagiati” a diffondere le proprie generalità.
Perché?

La normale procedura di ricostruzione dei contatti tenuti dai contagiati viene fatta dal personale dell’Unità di crisi sul racconto del contagiato. Ora poniamo il caso del dirigente comunale che dovete immaginare stressato, impaurito, in questo caso con febbre. Potrebbe dimenticare qualcuno nel suo racconto?

Mentre sarà difficile che dimentichi persone incontrate più volte per rapporti di lavoro, conoscenti abituali, partecipanti a cene e vacanze, potrebbe fisiologicamente dimenticare una persona esterna che ha incontrato in ufficio una sola volta e magari per un solo quarto d’ora.

Quella persona che poi non ha più visto resterà nella sua memoria? È abbastanza logico pensare che possa sfuggire in perfetta buona fede nel suo racconto agli “inquisitori” sanitari. È invece altrettanto logico supporre che quel soggetto esterno che si è recato presso il Comune per una pratica ricordi perfettamente di aver incontrato il dirigente o un suo sottoposto egualmente positivo al coronavirus.

Ne consegue che se questa particolare persona se conoscesse da una divulgazione pubblica i nomi dei contagiati potrebbe responsabilmente, spinto da preoccupazione personale o per la sua famiglia, contattare i servizi sanitari per valutare la sua situazione e rendere più preciso il report analitico intrapreso dalle procedure ufficiali.

È questo un metodo efficace per arginare la diffusione del contagio. Qualcuno obietta che si creerebbe psicosi.  Beh, allora costoro vivono sulla luna e non in un Paese come l’Italia completamente zona rossa per coronavirus.

A questo punto occorre fare una riflessione incoraggiante per coloro che sono contagiati.

La patologia che vivono è nient’altro che una sindrome influenzale con caratteristiche più impattanti: produce in alcuni polmoniti importanti, e la capacità di contagio del virus e sorprendente, esponenziale.

Chi di noi non avrà detto ad un amico “guarda mi sa che oggi non vengo a cena o al lavoro perché ho l’influenza”.

Nessuno di noi si sarà vergognato di essere pensato come un untore. Va bè hai l’influenza … un male di stagione.

Qualcuno sornione vi avrà consigliato “beviti un buon bicchiere di vino cotto o di vin brulè”.

Oggi chi ha questa particolare influenza invece ha una responsabilità cruciale: può diventare un “untore” in perfetta buona fede fino al momento nel quale il medico non glielo confermerà, ma dopo se non si attivasse per proteggere chi ha incontrato potrebbe dormire di notte?

Ecco, quello che chiediamo a queste persone è un atto di amore verso la propria comunità: scrivete ai giornali, fatelo sapere in giro che siete stati colpiti da questa “influenza”.

In tantissimi vi vorranno più bene e incroceranno le dita per una vostra pronta guarigione.

Si può diventare eroi ogni giorno con piccoli gesti. Questo che vi proponiamo è vitale.


 [G1]


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