Fabio Salvi, l'uomo oltre il Sindaco e Presidente di Provincia

Fabio Salvi, l'uomo oltre il Sindaco e Presidente di Provincia

La famiglia prima di tutto e il pensiero scientifico che porta con le sue esperienze manageriali  in una multinazionale farmaceutica nella politica di ogni giorno. Natura, lettura arte e sport creano valore aggiunto.

Fabio Salvi, sindaco di Venarotta, è il nuovo Presidente della Provincia di Ascoli Piceno. Che lavoro fa nella vita al di là della politica? 


Io vengo dal mondo dell'industria farmaceutica, quindi da tantissimi anni lavoro per un'azienda farmaceutica, la Pfizer. Mi sono laureato in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, quindi una formazione scientifica della quale sono appassionato: la chimica, la biologia. Fino a poche settimane fa lavoravo in un'azienda farmaceutica, adesso sono in un periodo di aspettativa, quindi mi sono preso questa pausa per focalizzarmi completamente sul discorso Provincia che ho visto come una sfida, poi, appena finita questa esperienza, ritornerò probabilmente in quell'azienda. La mia è una vocazione scientifica. Questa è stata un po' tutta la mia passione dal punto di vista lavorativo, nell'azienda ho sviluppato tante competenze, mi sono occupato di tante cose, quindi ho avuto una carriera legata a quello che è stato il mio percorso di studi, molto gratificante e anche molto appassionante devo dire”. 


Questa sua esperienza di vita e culturale, che cosa ha portato nella politica?


Un'esperienza che mi ha portato l'utilizzo di alcuni strumenti di pianificazione, strutturazione dei progetti, di alto carattere scientifico e nel project management. Conoscenze che io ho potuto utilizzare nel mondo della pubblica amministrazione che di per sé ha altri vantaggi, ma devo ammettere che dal punto di vista degli strumenti che un'azienda privata ti offre è un po' carente. Quindi mi ha dato la possibilità di portare questo approccio scientifico in questioni della pubblica amministrazione e mi ha aiutato molto. Anche il fatto di aver girato molto in Italia e nel mondo per lavoro, comunque ti apre un po' la mente. La possibilità di incontrare persone, realtà e culture diverse che poi tu riporti, se riesci, come ricchezza nella vita di tutti i giorni”.


Leghiamo la parte scientifica al terremoto: c'era un progetto che non è approdato a Venarotta proprio sul tema sismico: il “Quake Lab Center Vettore” . Si è persa un'occasione cruciale per il territorio?


Probabilmente sì. Avevamo avuto un'ottima intuizione e una bella idea: un centro di ricerca sul terremoto, ci sono mancati due aspetti, uno non aver trovato un canale di finanziamento, malgrado le tante opportunità probabilmente non abbiamo avuto l'energia, la struttura, la forza per portarlo al termine, anche se rimane sempre un'idea buona che aveva raccolto il benestare dell'università, di tante strutture, quindi sicuramente è qualcosa che ci è mancato dal punto di vista della struttura. L'altra cosa che mi ha colpito molto a suo tempo è stata tutta una forma di protesta. Ci fu un comitato, tutta una serie di persone che si sono opposte alla realizzazione di questa struttura e non ho mai capito qual fosse la finalità, perché si parlava di consumo di suolo, si parlava di tutte queste teorie poco realistiche, perché l'idea era di strutturarlo in una zona industriale che è già prevista per poterci realizzare capannoni, fabbriche, quindi mi ricordo c'è stata anche una presentazione pubblica qui a Ascoli in cui tutti ci attaccarono, quello mi ha colpito anche come persona perché mi sono reso conto che forse interessi, ideologie politiche hanno messo il bastone tra le ruote di una bellissima iniziativa”. 


Quindi abbiamo perso anche la possibilità di posti di lavoro? 


Anche sì, posti di lavoro, certo. Oltre alla parte scientifica proprio, visto che siamo in una zona d'Italia altamente sismica. Il progetto traeva origine da questi presupposti: sì, abbiamo perso un'opportunità. 


La famiglia e la politica, quali sono le problematiche che incidono? 


Io ho un principio che ho sempre portato avanti: il valore della famiglia. Non è negoziabile con le altre attività, è un punto cruciale. Così ho fissato regole precise: faccio le scelte in questo modo, l'ho fatto anche nella vita lavorativa perché poi lavorando in queste aziende c'era anche la possibilità magari di andare fuori.

Io ho scelto la famiglia. Ricavo il mio tempo in maniera anche abbastanza buona. Dopo tre mandati da Sindaco ti crei una gestione della giornata tale per cui il tempo per stare con la famiglia me lo sono creato. Ho alcune abitudini che mi possono aiutare in questo, ad esempio decidere quali sono i momenti per rispondere alle telefonate o organizzarmi le chiamate, le videoconferenze eccetera. Perché, a volte, se tu piloti un po' il processo non ne sei vittima. Poi ci sono alcune rinunce che si possono scegliere. A volte rinuncio a partecipare a qualche cena, qualche evento mondano, a volte vado a volte no. Quindi mi sono creato una mia routine per cui la famiglia sicuramente è il valore più importante. Ho due figli piccoli, 17 e 14 anni, quindi li devo seguire e devo dire che anche questa esperienza politica permette un po' di affrontare alcuni argomenti perché ne parliamo a casa in maniera molto leggera, rilassata. Ho fatto vivere loro questa mia esperienza non come la politica che appesantisce (no, ce l'ho con questo, ce l'ho con quello eccetera), ma come vedere quello che è la gestione del Bene Pubblico, quindi questo è un po' il mio rapporto tra politica e famiglia”. 


La famiglia, la politica, le situazioni di guerra che ci sono nel mondo?


Questo è un tema fondamentale. Ai figli dico spesso: uno dei beni principali è la pace. Perché loro che sono piccolini, non hanno mai vissuto momenti di questo tipo, nemmeno io, però ho vissuto magari il ricordo che mi trasferivano i miei nonni. Penso che la libertà di fare qualsiasi cosa sia uno dei valori più importanti e più grandi. Entrare nelle scuole e parlare con i giovani per fare in modo che questo valore venga coltivato tutti i giorni, perché io sono dell'idea che lo coltiviamo tutti i giorni con tutti i gesti che facciamo. Naturalmente noi non possiamo decidere scenari internazionali, però possiamo decidere la nostra vita di tutti i giorni. E' qualcosa di importantissimo su cui tutti noi dobbiamo fare un piccolo pezzettino del percorso”.



Lei ha partecipato per la prima volta alle celebrazioni del 25 aprile a San Marco. Quella celebrazione non è semplice per chi arriva dal centro-destra. Quel discorso da dove nasce? 


Il mio discorso nasceva proprio da creare elementi di unione, pensando che una cerimonia come quella del 25 aprile non può avere un colore. È un valore nazionale di portata così grande che non può avere un colore e dovevamo evitare in qualsiasi modo creare momenti di frattura. Ho voluto fare un discorso che unisse, che fosse in un clima di pace, inserendo anche alcuni aspetti importanti che fanno parte della storia quando si parla di nazifascismo, del valore della resistenza.

Sono concetti che vanno ribaditi e portati alla memoria senza problemi nel preparare un discorso. Ho voluto che si sentisse un intervento fatto con il cuore, richiamando anche alcune persone importanti che sono recentemente scomparse e che hanno caratterizzato questo periodo storico per il Piceno. La finalità era quella di creare un momento di unione con tutti i presenti, con tutti i valori che avevamo in campo”.


Dietro il Sindaco e Presidente di Provincia c'è l'uomo che si trova in una situazione abbastanza ardua: la Provincia ha le sue criticità?


La Provincia di Ascoli Piceno ha diverse criticità, una legata all'aspetto economico-finanziario (siamo in dissesto), l'altra legata alla gestione del capitale umano perché il dissesto ci sta portando in un blocco delle assunzioni, del turnover dei dipendenti: ha creato diverse limitazioni e dobbiamo ricostruire questa struttura di persone. Ci sono tante persone brave, li ho incontrati tutti. Hanno voglia di fare, ci sono tante competenze, va rafforzato tutto questo meccanismo, adesso stiamo cercando di capire quali sono le attività che si possono fare, come poter crescere, come poter uscire principalmente dal dissesto.

Come uomo noto la differenza tra gestire un Comune e gestire una Provincia. Al di là delle sue criticità la Provincia è un qualcosa di più ampio rispetto a un Comune.

Un territorio che si estende da Palmiano a San Benedetto del Tronto, da pochi abitanti a strutture grandissime, quindi la Provincia deve coordinare questa pluralità di situazioni e metterle tutte insieme. E portare avanti anche una proposta agli organi di governo più alti di revisione della gestione delle Province, perché ho sentito un po' tutti i colleghi: sono enti che in difficoltà dopo la riforma Delrio.

Basti pensare alle modalità di gestione politica. Qui c'è un Presidente che viene eletto in differita rispetto al Consiglio provinciale, in due momenti diversi. Adesso sono arrivato io e ho dei consiglieri bravissimi, persone che vengono da diversi Comuni, che stanno lavorando, sapendo che a ottobre ci sarà un rinnovo. A ottobre ci ritroveremo a ricominciare da capo. E' un esempio di come la riforma è stata partorita proprio con i piedi, quindi ci sono competenze, ma non ci sono soldi. Un esempio? Noi abbiamo circa 200 mila euro per la decespugliazione e sono 900 i chilometri di strada dei quali l'Amministrazione provinciale deve occuparsi.

Poi naturalmente quello che le persone vedono è il lavoro non fatto. Come si risolve? Secondo me va un attimo ridefinito un po' tutto. Quindi mentre cerchiamo di risolvere i problemi, perché ci stanno, cercheremo anche di mandare avanti proposte agli altri organi di governo per capire come si possa fare una riforma seria sulle province”


C'è poi tutto questo risparmio togliendo le deleghe alle Province dal punto di vista del bilancio nazionale? 


Ma no. Non fai manutenzione, hai frane, problemi tecnici eccetera, quindi è necessario secondo me capire se il risparmio del momento poi a lungo termine sia un risparmio sostenibile.

Occorre rivedere in collaborazione con le Regioni quali sono le corrette competenze più legate al territorio e più a una politica regionale, ristabilendo magari una divisione dei budget, del personale. Secondo me è un lavoro che merita di essere attenzionato”


Quali sono le attività di relax, gli hobby di Fabio Salvi? 


Io ho tantissimi hobby in realtà. Sono convinto che il tempo libero crei i valore aggiunto proprio alla persona. Amo molto la campagna e la natura: ho un pezzo di terra dove trascorro tanti momenti liberi, immerso nella natura. Tra varie attività c'è l'apicultura, le varie piante delle quali mi occupo e altro. Poi amo molto la lettura, mi piace leggere e scrivere. Ho scritto qualcosina per divertimento.

Qualche volta mi sono esercitato anche in attività di pittura, ho dipinto delle tele. Diciamo che ho diversi hobby. Sono un appassionato di calcio: ho giocato tantissimo a calcio, poi ho smesso. Tre anni fa ho ricominciato con la squadra del mio paese in un campionato in terza categoria. Mi sono divertito, poi ho smesso perché gli acciacchi dell'età.... Quindi mi piace molto la natura, l'arte, insomma i momenti liberi che mi concedo”.