L’operazione rientra nell’ambito delle verifiche svolte dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) del Gruppo Carabinieri Forestale di Ascoli Piceno, impegnato nella tutela della legalità nel comparto agroalimentare e nella difesa dei consumatori.
Durante il controllo, all’interno delle strutture commerciali è stata riscontrata la presenza di un’area appositamente allestita con cartellonistica, immagini e diciture evocative del territorio locale, quali riferimenti a Piazza del Popolo, alla città di Ascoli Piceno e alla tradizione gastronomica del luogo. In tale spazio venivano collocati prodotti gastronomici contrassegnati come “Prodotto Locale” e “Prodotti del Territorio”.
Le successive verifiche sulla tracciabilità e rintracciabilità hanno però evidenziato che le materie prime utilizzate per la produzione provenivano da un’altra regione, così come le fasi di lavorazione e confezionamento, svolte interamente fuori dal territorio marchigiano.
Secondo quanto accertato, la modalità complessiva di presentazione, collocazione e promozione dei prodotti è risultata idonea a indurre in errore il consumatore medio, orientandolo verso una scelta di acquisto che non avrebbe altrimenti compiuto.
Tale condotta integra gli estremi della violazione dell’articolo 21 del Decreto Legislativo n. 206/2005 (Codice del Consumo), che vieta le pratiche commerciali ingannevoli, anche quando l’etichettatura formale risulti corretta.
La legge, infatti, tutela il consumatore rispetto all’impressione complessiva che la comunicazione commerciale è in grado di generare.
Per questa tipologia di illecito amministrativo, l’ordinamento prevede una sanzione pecuniaria particolarmente rilevante: da un minimo di 5.000 euro ad un massimo di 10 milioni di euro, debitamente contestate ai punti vendita interessati.
La determinazione finale dell’importo e delle modalità di pagamento spetterà all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), ai sensi dell’articolo 27 del Codice del Consumo, che valuterà la gravità della violazione e il contesto complessivo anche in base al fatturato annuo dell’azienda.