Niente grandi incendi nei boschi marchigiani nel 2025. UNCEM Marche: «La montagna viva è il miglior presidio del territorio»

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Niente grandi incendi nei boschi marchigiani nel 2025. UNCEM Marche: «La montagna viva è il miglior presidio del territorio»

Dai dati PEFC Italia e ISPRA emergono una forte presenza forestale e l’assenza di grandi incendi boschivi. «Dove i territori sono abitati e gestiti aumenta la capacità di prevenzione».

Ancona 15 giugno 2026 – Le Marche si confermano nel 2025 tra le regioni italiane più resilienti sul fronte degli incendi boschivi, con l’assenza di grandi eventi rilevati dal sistema europeo di monitoraggio, in un contesto nazionale ancora caratterizzato da forte pressione sugli ecosistemi forestali. È quanto emerge da un'elaborazione di UNCEM Marche sui più recenti dati relativi alle foreste e agli incendi, basata sulle rilevazioni di PEFC Italia e ISPRA. L’analisi restituisce una fotografia significativa del territorio marchigiano, dove le foreste assumono un ruolo sempre più centrale nel sistema ambientale e paesaggistico regionale. Le Marche risultano inoltre tra le poche regioni italiane a non aver registrato nel 2025 grandi incendi boschivi secondo il sistema europeo di monitoraggio. Il dato è particolarmente rilevante se rapportato alla struttura del territorio, caratterizzato da una presenza forestale diffusa, in crescita e profondamente integrata nel paesaggio delle aree montane e collinari dell’entroterra. Secondo i dati elaborati da UNCEM Marche, che incrociano il rapporto “Foreste in Comune” (PEFC Italia, UNCEM e Legambiente) con il più recente rapporto ISPRA sugli incendi boschivi, emerge una condizione chiara: una forte presenza forestale associata all’assenza di grandi eventi incendiari.

Il risultato si inserisce nel sistema integrato di prevenzione e gestione del rischio incendi, che coinvolge in modo coordinato Regioni, Dipartimento della Protezione Civile e Protezione Civile regionale, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Comuni, Unioni Montane, strutture tecniche e scientifiche come ISPRA, oltre al volontariato e agli operatori impegnati nella gestione attiva del patrimonio forestale. In questo quadro, gli enti locali e le Unioni Montane rappresentano un presidio centrale del territorio, in particolare nelle aree interne, dove la continuità della gestione forestale e la presenza stabile delle comunità residenti rafforzano in modo concreto la prevenzione del rischio incendi. A livello nazionale, ISPRA evidenzia invece un quadro di maggiore criticità: nel 2025 il 48% degli incendi ha interessato ecosistemi forestali e oltre il 30% della superficie bruciata si è concentrata all’interno di aree protette, confermando la vulnerabilità anche dei contesti sottoposti a tutela. In questo scenario, le Marche rappresentano una delle poche eccezioni positive nel panorama italiano.

Per UNCEM Marche, il risultato non è una semplice statistica, ma l’esito di un equilibrio territoriale costruito nel tempo. «Quando si parla di boschi e ambiente si tende spesso a immaginare una natura separata dalla presenza dell’uomo» afferma Giuseppe Amici, Presidente di UNCEM Marche. «La realtà delle nostre montagne racconta invece una storia diversa: i territori più sicuri e più resilienti sono quelli in cui esistono comunità vive, amministrazioni presenti e una gestione costante del patrimonio naturale. Il bosco non si tutela da solo: ha bisogno di cura, conoscenza e presenza umana». Le foreste marchigiane rappresentano una componente strutturale del territorio regionale e svolgono funzioni fondamentali nella tutela del suolo e nella mitigazione del rischio idrogeologico, nella regolazione idrica, nella biodiversità e nella resilienza ai cambiamenti climatici. Esse costituiscono inoltre una risorsa economica e sociale attraverso la gestione forestale sostenibile, le filiere del legno, il turismo lento e la valorizzazione delle aree interne. «Il dato che emerge dall’analisi congiunta dei rapporti nazionali è particolarmente significativo perché riguarda una regione con una forte presenza forestale diffusa» prosegue Amici. «Non registrare grandi incendi boschivi significa riconoscere il valore del presidio territoriale garantito dai Comuni, dalle Unioni Montane, dal volontariato e dagli operatori del settore che continuano a vivere e lavorare nelle aree interne. È la dimostrazione concreta che investire nella montagna significa investire nella sicurezza ambientale dell’intera regione».