Gli organizzatori hanno annunciato che l’evento si farà comunque e che la nuova sede sarà comunicata nei prossimi giorni.
La Pastasciutta Antifascista prevista per domenica 26 luglio subirà uno
spostamento di sede dopo che lo spazio concordato dietro la chiesa dei
Frati è stato revocato. Organizzatori e partner avevano già completato i
preparativi: contratto per l’utilizzo dell’area, volontari, banchetti,
presentazione del libro, gestione cucina, panche e tavoli, musicisti e
fornitori, con l’obiettivo di garantire una celebrazione accessibile e
inclusiva.
L’annullamento dell’uso del luogo è dovuto a pressioni
provenienti da alcuni membri della comunità parrocchiale, che hanno
contestato la presenza della dicitura “Pastasciutta antifascista” sulla
locandina, richiedendone inizialmente la rimozione e poi l’annullamento
dell’evento stesso perché giudicato “inopportuno” in ambito ecclesiale.
La scelta ha suscitato reazioni critiche da parte del Collettivo Caciara, del panificio L’Assalto ai Forni e del Comitato provinciale ANPI Ascoli Piceno, che hanno ricordato come Ascoli Piceno sia una città decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare per l’attività partigiana.
Per gli organizzatori la cultura antifascista è parte integrante della
memoria collettiva cittadina, presente nelle famiglie e nella
toponomastica, e la partecipazione alla Pastasciutta Antifascista è
stata descritta come motivo d’orgoglio civico.
Gli organizzatori hanno inoltre richiamato la storia dell’antifascismo cattolico,
citando figure come Tina Anselmi, Don Sante Nespeca, Achille Grandi e
Don Luigi Sturzo, e hanno sottolineato le persecuzioni subite
dall’associazionismo cattolico durante il regime fascista. Secondo la
loro ricostruzione, è paradossale che chi invoca valori di solidarietà e
pace in chiesa abbia ostacolato una manifestazione dedicata alla
memoria democratica e alla Resistenza.
Per il Collettivo Caciara, il panificio L’Assalto ai Forni e il Comitato provinciale ANPI Ascoli Piceno, è grave che l’antifascismo venga oggi considerato divisivo. L’antifascismo è invece un elemento fondativo della democrazia italiana:
il movente unitario della lotta per la liberazione ha portato alla
nascita della Repubblica, base imprescindibile per la costruzione della
Costituzione. La storia della liberazione è una storia di
condivisione e di unitarietà tra le diverse componenti del popolo
italiano che non ne poteva più della dittatura. Il 25 luglio 1943
segna l’avvio della liberazione dal fascismo e la memoria di quel
passaggio è patrimonio comune, non motivo di divisione.
La
tradizione della Pastasciutta Antifascista affonda le sue radici nel
1943, quando, dopo l’arresto di Mussolini, la famiglia Cervi a Campegine
festeggiò la caduta del regime distribuendo gratuitamente quintali di
pastasciutta alla comunità. Quel gesto è oggi evocato come simbolo di
memoria collettiva e di celebrazione della libertà.