Il cambiamento climatico sta causando profonde alterazioni nella
distribuzione delle popolazioni di farfalle, api ed altri impollinatori.
Le variazioni di temperatura e precipitazioni portano a condizioni di
sopravvivenza più ostili, con conseguenze
sia sulla fisiologia degli impollinatori che sulla possibilità di
reperire fonti di nutrimento, a causa della scomparsa di alcune piante o
dell’alterazione del loro ciclo vitale.
Se ne è parlato questa mattina a Villa Celimontana, presso la sede
romana del CREA, in occasione della conferenza finale del progetto LIFE
BEEadapt, con i risultati ottenuti nei quattro anni di attività in cinque aree pilota, distribuite fra Lazio, Emilia-Romagna
e Marche.
Co-finanziato attraverso il programma europeo LIFE, BEEadapt nasce
proprio per affrontare un problema ancora troppo poco attenzionato,
ossia l’impatto del cambiamento climatico sulla conservazione delle
popolazioni degli insetti impollinatori selvatici.
Ma a determinare un aumento del rischio di sopravvivenza e del tasso
di mortalità degli insetti impollinatori sono anche cause di origine
antropica, come la degradazione ed il consumo di suolo o l’uso di
pesticidi. L’intervento in aree pubbliche e private
è pertanto fondamentale per garantire piccoli, ma sostanziali,
cambiamenti che possano favorire la riproduzione e il nutrimento per gli
insetti impollinatori.
Nelle 5 aree pilota del progetto, nel Parco Nazionale dell’Appenino
tosco-emiliano, nella Riserva Naturale Montagna di Torricchio, nel
Comune di Aprilia, nelle aree protette di RomaNatura e infine nell’Agro
Pontino, sono stati
piantati e messi a dimora più di 100 alberi e più di 7.000 arbusti, sono stati
creati circa 33 ettari di prati fioriti e circa 20 ettari di prati sono stati sopposti alla pratica dello sfalcio ritardato. In aggiunta a queste azioni, sono stati installati 65 beehotel, 160 rifugi per impollinatori e sono stati creati più di 400
alberi habitat. I portatori di interesse locali e nazionali che
sono stati coinvolti nelle attività di progetto a vario titolo sono
stati oltre 500.
Lo scopo di LIFE BEEadapt è di preservare ed incrementare la
connettività ecologica e l’eterogeneità degli habitat di questi insetti a
livello nazionale, regionale e locale, attraverso
l'implementazione di infrastrutture verdi, come quelle elencate sopra, e l'attivazione di un sistema di governance collaborativo: in altri termini, la pianificazione e realizzazione di
interventi volti a favorire la presenza degli insetti impollinatori in
contesti urbani, peri-urbani e rurali, e il coinvolgimento di portatori
di interesse sia a livello locale che nazionale.
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racconta Willy Reggioni, coordinatore del progetto per il Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano.
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Iniziato nel 2022, il progetto BEEadapt ha coinvolto nove partner
coordinati dal Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano: Università
di Camerino, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Consiglio Nazionale
delle Ricerche - Istituto per la BioEconomia,
Confagricoltura Latina, Dipartimento di Architettura dell’Università di
Roma Tre, Ente RomaNatura, Legambiente, U-Space e Comune di Aprilia.
In ogni area pilota è stato creato un Patto per l’adattamento degli impollinatori
al cambiamento climatico, un documento in cui vengono condivise
buone pratiche, linee guida e opportunità di collaborazione fra vari
enti. Nei cinque territori
oltre 160 sono stati i soggetti aderenti al Patto, sia pubblici che
aziende agricole o cooperative private, che hanno riconosciuto il valore
delle azioni del progetto. Il Patto costituisce uno strumento che
consente di promuovere anche al di fuori delle
aree di progetto la realizzazione dei medesimi interventi, in modo da
trasferire e replicare il “modello BEEadapt” anche in altri contesti,
per rendere l'effetto più sostenibile nel tempo.
Nelle cinque aree, inoltre, 35 aziende agricole hanno firmato l’Accordo di custodia impegnandosi a realizzare in modo concreto interventi a favore della conservazione degli insetti impollinatori selvatici.
<<Questo progetto ha dimostrato che intervenire oggi per
tutelare gli insetti impollinatori selvatici significa rafforzare la
resilienza dei nostri ecosistemi, dei territori e dei sistemi agricoli
di fronte alla crisi climatica.>> dice
Stefano Raimondi, Responsabile Ufficio Biodiversità di Legambiente.
<<Le azioni realizzate — che consentono di rafforzare gli
habitat e di ridurre le pressioni antropiche — rappresentano esempi
concreti di come sia possibile integrare conservazione della
biodiversità, adattamento climatico, gestione sostenibile del territorio
e ripristino di una componente fondamentale degli ecosistemi terrestri
rappresentata dagli impollinatori selvatici. In questo senso,
l’esperienza maturata offre indicazioni importanti anche per
l’attuazione del futuro Piano Nazionale di Ripristino previsto
dalla Nature Restoration Law, che richiederà interventi efficaci,
coordinati, misurabili e capaci di generare benefici duraturi per la
natura e per le comunità.>>
L’impatto sul territorio di queste azioni sta venendo valutato, in
questa fase finale, attraverso dei monitoraggi che approfondiscono sia
l’aspetto socioeconomico – come è stato accolto il progetto, se è stato
integrato nelle pratiche agricole degli imprenditori
cui è stato proposto – che quello ecologico. Precedentemente agli
interventi sono stati svolti sul territorio dei monitoraggi floristici
ed entomologici, che verranno ora ripetuti per valutare la risposta
degli insetti impollinatori ai cambiamenti proposti
dal progetto.
Il tema della replicabilità è centrale nel progetto BEEadapt, che in
esso trova uno dei suoi risultati principali, ed è stato descritto in un
apposito Protocollo per la replicabilità. Tale Protocollo costituisce
il risultato finale di un percorso che prevede
l’analisi del contesto e la stesura di un accordo simile a quelli già
realizzati dentro BEEadapt, ma adattato al nuovo contesto. Sono state
oltre 10 le occasioni in cui LIFE BEEadapt ha presentato il suo
Protocollo ad un pubblico interessato. Di queste 10
occasioni, 5 sono state trasformate in un Memorandum of Understanding,
un documento firmato fra due dei partner di progetto – il Parco
Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano e l’Università di Camerino – e
altri soggetti attuatori al di fuori delle aree target,
come la Riserva della Biosfera Alto Molise che oggi ha raccontato la
sua esperienza.
Gli interventi della mattinata hanno previsto non solo il racconto
dei risultati ottenuti in questi anni, ma anche i prossimi passi,
gli ultimi prima della chiusura del progetto a fine agosto, e
soprattutto le sinergie costruite sia all’interno del partenariato
che con progetti co-finanziati dello stesso programma LIFE: LIFE
Pollinetwork, LIFE+ A_GreeNet e BuzzLife. In rappresentanza del
programma, nella tavola rotonda del pomeriggio parteciperà Carmen
Gangale, National Contact Point presso il Ministero dell’Ambiente
e della Sicurezza Energetica.
LIFE BEEadapt nella Riserva Naturale Montagna di Torricchio
La Riserva Naturale Montagna di Torricchio, gestita dall’Università di Camerino,
è una delle aree target del progetto LIFE BEEadapt in contesto
appenninico. Qui a minacciare gli insetti impollinatori sono gli effetti
del cambiamento climatico, motivo
per cui gli interventi si sono concentrati sulla creazione di
infrastrutture verdi e l’adozione di pratiche agricole come lo sfalcio
di prati fioriti o adibiti al pascolo al termine della stagione, per
favorire la biodiversità e la presenza di risorse trofiche
per gli impollinatori.
Nella Riserva sono state messe a dimora 20 piante arbustive e 20 piante erbacee
ottenute da seme, scegliendo le specie adatte seguendo le indicazioni
che la stessa Università di Camerino ha riportato nell’Abaco e linee
guide per la creazione di aree
pollinator-friendly, un documento consultabile sul sito di progetto.
4 sono stati i sottoscriventi del Patto per l’adattamento degli
impollinatori al cambiamento climatico in questa zona, e 2 i firmatari
degli Accordi di custodia. Inoltre,
10 beehotel sono stati installati all’interno della Riserva.